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Roma - "Progetto X" contro la povertà relazionale


Avere un tetto sotto cui ripararsi, ma sostanzialmente condurre un′esistenza nell′oblio entro le mura di quella fissa dimora. Accumulando giorno dopo giorno le tangibili testimonianze della propria famelica solitudine: è questo il "barbonismo domestico", fenomeno che prolifera (non tanto) invisibilmente dietro le persiane delle nostre belle metropoli. Nella capitale, ad occuparsene in maniera dedicata è il Progetto X ideato da un gruppo di onlus, tra le quali le Cooperative sociali "Cotrad" (capofila del progetto), "Meta", "Cecilia" e "Patatrac".

Nato nell′agosto 2014 con il finanziamento da 120mila euro della Regione Lazio, l′intervento durerà fino a settembre 2015 grazie all′impegno delle realtà cooperative "H Anno zero", "Isola", "Le mille e una Notte", "Nuove risposte", "Santi Pietro e Paolo", "Virtus Italia" e le citate "Cotrad", "Cecilia", "Meta" e "Patatrac".
Una volta identificate quelle situazioni individuali o familiari riconducibili al barbonismo domestico, si opera con intento fattivo al fianco della persona attraverso servizi come l′assistenza domiciliare, l′erogazione di pasti a domicilio, il trasporto per visite mediche e disbrigo di pratiche burocratiche, sgomberi e pulizie. I municipi, invece, pensano a sanificazione e derattizzazione delle abitazioni. «Interveniamo su casi a rischio ma anche su casi già conclamati di disagio igienico-abitativo e isolamento sociale - spiegano Graziella Lubrano, responsabile del progetto e Fernanda Taruggi, coordinatrice di Cotrad -. Instauriamo il contatto e formuliamo un progetto di sostegno e accompagnamento di medio termine». Solo a Roma, la Cooperativa "Cotrad", che conta quindici operatori tra assistenti domiciliari e psicologi attivi sul territorio, ha individuato 67 casi in meno di un anno, di cui 40 segnalati e 27 presi già in carico.

Le persone coinvolte spesso sono affette da patologie psichiatriche, disturbi ossessivi compulsivi che portano a depressione, trascuratezza di sé (manca anche l′igiene personale) e tendenza a circondarsi in modo esasperato di oggetti, spazzatura, animali. Quelli che erano luoghi accoglienti, invece, - un tempo forse anche appartamenti prestigiosi - divengono discariche di sporcizia. A cadere nel baratro del disagio sono persone sole, anziani come la signora Maria che nel suo appartamento in zona Casilina ha accantonato circa trenta gabbie di pappagalli, topi, escrementi. Tossicodipendenti e malati come Luigi: dopo una richiesta di aiuto da parte della madre, è riuscito a non lasciarsi andare nella cura della casa, mentre gli operatori lo accompagnano regolarmente alle visite mediche. Ma anche persone che conducevano una vita economicamente e socialmente tranquilla come Franco, ex titolare di un rinomato negozio al centro di Roma. In seguito ad un incidente che lo ha reso totalmente invalido, l′attività è stata chiusa, la sua esistenza si è confinata in casa e, con i debiti rimasti da saldare, la pensione di invalidità non era sufficiente a coprire dignitosamente neanche il suo sostentamento. Ora con il "Progetto X", le cose vanno meglio.

La povertà relazionale di cui soffrono i clochard domestici è uno dei tanti paradossi della nostra moderna società, in cui l′atteggiamento consumistico costituisce il palliativo per le carenze dello spirito. Purtroppo questa condizione è inasprita anche dal fattore indifferenza: spesso preferiamo non guardare chi abita sul nostro stesso pianerottolo e ci va bene così.
Compiuto il primo passo verso il riconoscimento del problema, nel centro storico di Roma, che è particolarmente attanagliato da questo nuovo genere di povertà, il municipio di competenza (il I°) ha stretto con la Cooperativa Cotrad una partnership di collaborazione sul territorio, servito anche dal centralino della onlus in via Cavour. «Questo servizio ci aiuta a incontrare e a seguire nel loro percorso persone che spesso i servizi sociali non riescono a monitorare da vicino - ha detto l’assessore alle Politiche sociali del I Municipio, Emiliano Monteverde -. Il mio appello è ai cittadini e a tutte le associazioni che sono a conoscenza di questi casi affinché possano segnalarli perché è importante creare una rete e conoscere le risorse a disposizione. Spesso il primo problema è pensare di non avere un problema o di non poterlo risolvere».

Fonte: Corriere Roma

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