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Effetto accreditamento - Dalla Mura: "I profili giuridici dell′accreditamento"



Centrale, nell′economia del convegno tenutosi a Sassari il 15 aprile sul tema dell′accreditamento nei servizi sociali dal titolo "Effetto d′un sogno interrotto", è stato l′intervento dell′avvocato amministrativista Franco Dalla Mura, esperto di welfare e di terzo settore.

Riprendendo quanto già elaborato in un articolo avente lo stesso tema per un dossier pubblicato, qualche anno, dalla rivista Prospettive sociali e sanitarie, Dalla Mura ha innanzitutto chiarito che non esiste, nei servizi sociali, un′identificazione univoca dell′istituto dell′accreditamento. Come, invece, accade nei servizi sanitari e socio-sanitari, per effetto dell′art. 8bis del d. Lgs. ​502/1992.



Dunque, cosa intendiamo quando parliamo di accreditamento nei servizi sociali?
«Sostanzialmente - ha affermato Dalla Mura - possiamo intendere quattro cose diverse: primo, possiamo chiamare accreditamento il percorso volontario per il miglioramento della qualità; secondo, possiamo intendere l’accreditamento come il percorso obbligatorio per il miglioramento della qualità: in questo secondo caso l’accreditamento è una forma di autorizzazione; terzo modo è l’accreditamento quale presupposto per la conclusione di negozi giuridici, intesi in senso generale, con la pubblica amministrazione; infine l’accreditamento è anche la modalità contrattuale di un soggetto gestore con la pubblica amministrazione".

L′avvocato di Verona ha poi sfatato una convinzione tanto sbagliata quanto diffusa. Quella per cui il contesto giuridico dell′istituto dell′accreditamento si debba individuare nella normativa sugli appalti pubblici o comunque sulle gare pubbliche per l’affidamento dei servizi. Molto più corretto sarebbe, invece, prendere a riferimento la legge sul procedimento amministrativo, in particolare l′art. 11 della legge 241/1990 che tratta i cosiddetti accordi procedimentali.
Ma ancora più importante è la recente legge delega 124/2015 (conosciuta alle cronache come "legge Madia"), ed in particolare uno dei decreti attuativi, quello recante "Testo unico sui servizi pubblici locali", che, una volta per tutte scioglie un nodo da anni dibattuto e mai, fino ad ora, risolto. Poiché all′art. 2 riconosce, inequivocabilmente, che i servizi sociali sono servizi pubblici locali a rilevanza economica.



L′art. 6 dello stesso decreto legislativo - che tra poche settimane sarà a tutti gli effetti legge dello Stato - chiarisce che un ente locale, nell′affidare a terzi la fornitura o la gestione di servizi pubblici locali, ha tre modalità:
- la prima consiste
«nell’imposizione di obblighi di pubblico servizio a carico delle imprese che eroghino questi servizi», cioè nell′accreditamento, inteso come percorso obbligatorio per la qualità, come autorizzazione ad esercitare l′attività in ambito privato;
- la seconda consiste, laddove i servizi non possano reggersi economicamente sulla sola contribuzione dei privati, nell′accompagnare questa imposizione di obblighi di pubblico servizio con «il riconoscimento agli utenti di vantaggi economici o di titoli di servizio», i quali ultimi, attenzione, non sono i famigerati voucher, perché, almeno nell′ottica della legge 328/2000, presuppongono sempre la presa in carico professionale degli utenti - questa modalità consiste, in altre parole, nell′accreditamento inteso come accordo contrattuale;
- l′ultima modalità prevista dal testo unico è nel riservare la possibilità di esercitare questi obblighi di pubblico servizio a uno o più operatori economici.

Operatori economici individuati come?
Anche in questo la riforma Madia ha il pregio della chiarezza. Le modalità possibili sono quattro:
1) l’affidamento, eventualmente con procedure ad evidenza pubblica, laddove ciò sia necessario (e in questo caso va applicato il codice dei contratti
2) attraverso la società mista pubblico/privato, con socio operativo privato;
3) attraverso la gestione in house;
4) infine, ma questo richiede una motivazione particolarmente penetrante, attraverso la gestione in economia, cioè diretta, o attraverso un’azienda speciale.

Insomma, ha concluso Dalla Mura, la logica di fondo, chiarita finalmente dal legislatore,
«non è quella della selezione competitiva degli operatori. La selezione competitiva di uno o più operatori su un certo territorio può avvenire soltanto laddove, discrezionalmente, l’amministrazione la reputi opportuna per garantire l’effettivo raggiungimento degli obiettivi e dei risultati di qualità».


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