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Società - Rapporto Unfpa, povere donne

Allarmante lo stato di salute delle donne nel mondo, in particolare nei paesi in via di sviluppo.
Ogni giorno 1600 donne e più di 10.000 neonati perdono la vita per cause legate alla gravidanza e al parto. Dei 960 milioni di analfabeti, i 2/3 sono donne. Il 61 per cento delle persone che vivono con l’HIV nell’Africa Sub-Sahariana è donna. Ancora povertà e violenza mietono vittime soprattutto nel genere femminile.

Particolarmente drammatica la condizione delle spose bambine. Ogni anno 14 milioni di adolescenti diventano madri (il 90% nei paesi in via di sviluppo). Si stima che siano 51 milioni le adolescenti o bambine già sposate. I matrimoni precoci espongono bambine e ragazze a rischi di sfruttamenti, malattie e povertà. Anche se i matrimoni precoci sono in calo, si stima che nei prossimi dieci anni 100 milioni di ragazze si sposeranno prima di compiere 18 anni, ossia un terzo delle adolescenti nei paesi in via di sviluppo (esclusa la Cina). Le spose giovanissime spesso non hanno alcuna nozione relativa al sesso e ai rischi connessi alle infezioni come l´Hiv.  In alcune regioni, come quella di Amhara (Etiopia), quasi la metà delle ragazze si sposa prima di aver compiuto 15 anni; nello stato indiano di Bihar sono il 40%; in Bangladesh oltre un terzo, in Ciad il 29%. Chi si sposa giovanissima non ha alcun potere in casa, raramente è coinvolta nelle decisioni relative alla sessualità e alla riproduzione. Hanno alte percentuali di rischio nelle gravidanze e lesioni permanenti.

E’ il quadro desolante tracciato dall’Unfpa (Fondo delle nazioni unite per la popolazione) nel rapporto annuale sullo stato della popolazione del mondo.

Dallo studio, intitolato “Punti di convergenza, cultura, genere e diritti umani”, emerge che sono i fattori culturali ad aver peggiorato la salute delle donne, in particolare nei paesi del Sud del mondo. L’Unfpa denuncia l’azione scarsamente efficace da parte della comunità internazionale nel promuovere l’uguaglianza tra uomo e donna e propone agli attori impegnati nella cooperazione allo sviluppo di includere un’altra componente nei propri programmi: la cultura. O meglio, la "cultural fluency". Un concetto nuovo, che sfida la globalizzazione, il pensiero unico, i preconcetti culturali, ma anche le contrapposizioni Nord-Sud, Islam-Cristianesimo, migranti-residenti

“Quello che il Rapporto mette in evidenza - ha sottolineato Giulia Vallese in rappresentanza del Fondo delle Nazioni Unite - è che, se vogliamo continuare a far progressi, dobbiamo andare alla radice di certi comportamenti che costituiscono violazioni dei diritti umani e che hanno conseguenze nefaste per la salute e la vita degli esseri umani, delle donne e delle bambine innanzitutto, proprio perché donne e bambine sopportano in moltissimi contesti una condizione di discriminazione rispetto agli uomini, condizione anch’essa segnatamente culturale. Significa indagare le motivazioni e i valori che sottendono determinate pratiche – ha spiegato Vallese -, comprenderne il senso per individui e comunità, facilitarne una rilettura critica dall’interno del contesto culturale, capace di rispettarne i valori e di promuovere nel contempo un cambiamento”.

L. R.

Foto Donne Libia: Arabesque Arte
Foto Donne:
Egos


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