Accesso rapido

Domenica, 21 Aprile 2019

menu accessibilità

A | A | A | normale | alto contrasto | solo testo

Accesso area riservata

Iscriviti alla nostra
newsletter

menu secondario

Infosociale

Riscontrato errori durante la navigazione sul sito?
Aiutaci a eliminarli.
Clicca qui

Focus

Tivoli - 22 maggio 2016

Servizio Civile 2015 - L′elenco dei selezionati

Ultimi 10 commenti

.. 26-02-2019, ore 17:43 scritto da White
Re: Richiesta servizio 30-01-2019, ore 12:23 scritto da Renato
Richiesta servizio 06-01-2019, ore 11:23 scritto da Martina
Servizio civile 06-09-2018, ore 10:18 scritto da Federica
Ansia 25-07-2018, ore 20:49 scritto da Sofia
Emo is love 14-07-2018, ore 20:48 scritto da Emotional
K t fai? 19-06-2018, ore 11:43 scritto da post-emoboy
Il tempo non può scalfire 13-06-2018, ore 17:52 scritto da Luca
13 GIUGNO 13-06-2018, ore 16:00 scritto da CLAUDIA
Il tempo non può scalfire 13-06-2018, ore 10:45 scritto da Luca

contenuto

News

 | Torna all'elenco
Condividi anche su: vota su OKNotizie vota su Diggita fav this with Technorati

Facebook - Dalla rete sostegno a quattro bimbi afgani

tagab

 

Tagab è una piccolissima cittadina dell’Afghanistan, al confine con l’Iran, da qui quattro ragazzi sono partiti per raggiungere Roma. Durante il loro viaggio hanno incontrato una giornalista, Carlotta Mismetti Capua, che ha raccontato la loro storia inizialmente dalle pagine del suo giornale (Repubblica-Espresso) e poi attraverso il social network più famoso e discusso del momento, Facebook.

 

«L′idea è quella di creare uno spazio di conoscenza e di pressione, a cui le persone possano aderire anche con i fatti. Non come accade di solito per Facebook - afferma la Capua - dove le persone si iscrivono a qualsiasi cosa solo per divertimento. Vorrei che la gente si interessasse a questa storia anche mettendosi a disposizione concretamente».

 

Procediamo per ordine, la cronista incontra i giovani su di un autobus, e poco dopo decide di intervenire a loro favore. «E′ il male degli altri che mi ha fatto agire - racconta la giornalista - se sull′autobus intorno a quei ragazzi non si fosse creato un vuoto non avrei avuto l′impulso di sedermi e di iniziare a parlare con loro. Nessuno voleva stargli vicino perché erano sporchi, stranieri, diversi, qualcuno mormorava: "Ah, questi rumeni!. Se non avessero detto frasi razziste, forse neanche io li avrei guardati bene, e sarei stata più distratta».

 

Per loro i parenti hanno pagato ai trafficanti un cachet di 5-10 mila euro, che permette l′ingresso illegale all′interno di un paese con una destinazione finale ignota. Ma che spesso può essere lo sfruttamento lavorativo, lo spaccio o nella peggiore delle ipotesi l′espianto degli organi.

La tratta che ha inizio in un paesino afgano, passa per l′Iran, la Turchia e la Grecia, dove in un Tir si riescono a stipare più di cento persone. E poi la nave porta a Bari e il treno a Roma, fino alla stazione Piramide e al bus 175.

 

lo sbarco degli immigrati

 

E′ qui che i quattro ragazzini afghani incontrano Carlotta, la sola che sul pullman gli rivolge la parola e che, comprendendo la difficolta′ della situazione, decide di aiutarli.

E cosi′ ha inizio il pellegrinaggio attraverso le associazioni di volontariato per trovare un ricovero ad Akmed e i suoi amici, e il percorso per il riconoscimento dei diritti come minori non accompagnati. Una storia complessa e difficile che Carlotta Mismetti Capua ha deciso di raccontare in un diario quotidiano.

 

In Italia la legislazione in materia di immigrati è ancora irrisolta, sono state firmate molte direttive europee e accordi internazionali che nella pratica non sono applicati, questo vuoto legislativo mette a rischio la vita di molte persone. Il diritto d’asilo non trova nel concreto applicazione, ogni anno milioni di persone sono costrette a spostarsi in cerca di aiuto e migliori condizioni di vita, il nostro paese  ha il dovere di accogliere e tutelare tutti coloro che sono a rischio di violazione dei diritti umani.

 

Qui "La citta′ di Asterix", cosi′ si chiama il gruppo creato per dare aiuto a questi quattro ragazzi incontrati su un autobus arancione, in poco più di due settimane ha gia′ 114 membri. E uno scopo ben preciso: non farli tornare indietro. Il gruppo è infatti aperto, tutti si possono iscrivere liberamente e leggere i post aggiornati quotidianamente. Ma anche offrirsi di dare aiuto. "L′idea era di creare uno spazio di conoscenza e di pressione, a cui le persone possono aderire anche con i fatti.

 

La prima foto, scattata a Tagab, è tratta dal sito del Ministero della difesa francese.


Tag associati

Scrivi il tuo commento


in questo caso l'e-mail è obbligatoria)

Gli articoli più letti di sempre

Ricerca nel sito

Eventi

Parsifal

Le nostre coop

Lavoro e formazione

Opportunità nel sociale

Recensioni

libri, riviste, film, rapporti e ricerche sul sociale

  • La mia ′ndranghetaLa mia ′ndrangheta

    La sfida della «signora Malaluna» ad una delle più potenti ed efferate organizzazioni...