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Rapporto diritti globali 2010 - Il declino del Bel Paese



Famiglie instabili; coppie che non fanno figli per non essere ancora più vulnerabili; lavoratori che ogni mese faticano a tirare avanti, pur stringendo la cinghia; poveri e persone in difficoltà che non riescono a beneficiare e a godere delle misure governative.
Un′immagine agghiacciante, quella che salta fuori dall′ottava edizione del "Rapporto sui diritti globali 2010", che l′Associazione Società InFormazione ha prodotto in collaborazione con Cgil, Arci, ActionAid, Antigone, Cnca, Fondazione Basso, Forum ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente.

Un welfare in degrado, quello del Bel Paese, un welfare che non sostiene i cittadini e che, ormai, di assistenziale sembra avere ben poco.
Due milioni e 737 mila (oltre l′11% del totale) è il numero delle famiglie che vivono in condizioni di povertà, mantre sono in 1,8 milioni quelle che hanno gravi difficoltà a causa del mutuo per la casa. Nel 2008 sono aumentati i nuclei familiari che non riescono ad assicurarsi neanche i beni di prima necessità, ma anche quelli che, a sentento, arrivano a fine mese.

Avere un lavoro, infatti, non basta, non rappresenta uno scudo contro la povertà e l′impoverimento. Conseguenza diretta è l′affermazione, anche in Italia, della figura dei working poor: uomini e donne che, pur lavorando, mantengono sempre una condizione stabile dilavoro povertà relativa o assoluta. Un esempio? Il 15% delle famiglie assolutamente povere ha un capofamiglia occupato.

L′Italia, inoltre, è maglia nera in Europa per la povertà minorile: la percentuale di famiglie povere con figli al di sotto dei 18 anni equivale a oltre il 27% del totale.

Per quanto riguarda gli immigrati, invece, nonostante il loro lavoro rappresenti oltre il 9% del Pil, sono i primi a essere licenziati.

Per non parlare poi dei senzatetto: sono tra i 65 mila e i 120 mila gli adulti che non hanno una casa.
Negli ultimi cinque anni 100 mila famiglie hanno perso la casa per morosità: l′affitto pesa sui redditi e infatti, il 2008 ha visto un 18,6% in più di sfratti esecutivi rispetto al 2009.

Neanche gli anziani, con delle misere pensioni, se la passano poi così bene.

Insomma, un quadro tutt′altro che sfavillante che porta ad un′unica conculsione, peraltro attestata da dati certi: le misure antipovertà varate dal governo sono state un fallimento.
Pochi e scarsi risultati, a partire dalla SocialCard che arriva solo al 18% delle famiglie colpite dalla povertà assoluta, fino ad arrivare all′abolizione dell′Ici sulla prima casa che è andata a vantaggio esclusivo della fascia più ricca.

E la spesa sociale? L′Italia presenta una spesa assistenziale pari al 2,6% del Pil: decisamente in controtendenza rispetto al 5,1% della media europea.
Nonostante gli scarsi interventi statali, sul territorio nazionale ci sono circa 10 mila imprese sociali, di cui 7.300 cooperative sociali e oltre 2.600 tra fondazioni e altre organizzazioni non profit.
Dal 2001 ad oggi, le cooperative impegnate nel sociale sono cresciute del 33,5%: più di 244 mila lavoratori (di cui 30 mila lavoratori svantaggiati) e 34 mila volontari sono impegnati nel settore, contribuendo a un volume di affari di 6,4 miliardi di euro e fornendo servizi a oltre 3,3 milioni di cittadini.

Viene spontanea la domanda: che Italia sarebbe se non ci fossero neanche le Cooperative Sociali?

Mi.Mi.

Fonte: Dire

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