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Istat - Rapporto 2010: la ripresa è sotto gli standard



In occasione del 150° anniversario dell′Unità d′Italia, l′l’Istituto nazionale di statistica ha condotto il 15° Censimento generale della popolazione italiana, tracciando un quadro ben definito, basato su dati affidabili e analisi documentate. La recente crisi economico-finanziaria del mondo occidentale ha di fatto lasciato ferite aperte anche nel nostro Paese, dove la fase di ripresa, nel 2010, ha messo a segno incrementi decisamenti più contenuti rispetto agli standard europei (con la Germania in prima linea). L′Italia non ha dovuto effettuare interventi drastici per la salvaguardia del sistema finanziario, ma è comunque stata necessaria una forte riduzione della spesa pubblica. Risultato: all′aumento del Pil dell′1,3 % è corrisposta una riduzione dell′occupazione dello 0,7%.

Ciò, con ogni probabilità, deriva dal fatto che il sistema produttivo italiano ha di fatto cambiato strategia: considerando le imprese sempre attive nel quinquennio 2004-2009, un quarto delle unità ha aumentato l’occupazione, ma poco meno di un quinto, soprattutto grandi imprese, l’ha ridotta. Il risultato complessivo è uno spostamento di imprese verso classi dimensionali inferiori. Solo gli scambi commerciali con l′estero, da parte di imprese che hanno investito nell′innovazione (marketing ed organizzazione), hanno fatto da traino nel 2010 verso un lento recupero. Tra il 2008 e il 2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità, mandando in fumo la crescita occupazionale maschile osservata tra il 2000 ed 2008.

I più colpiti sono i giovani, il cui tasso d′occupazione si attesta circa al 40%. Una dato che va però osservato alla luce dell′aumento delle assunzioni a tempo determinato (o delle semplici collaborazioni) e dello scoraggiamento che seleziona molti dei giovani senza lavoro, nella′area "non attiva", dove si attestano coloro che il lavoro nemmeno lo cercano più.



In questo quadro, la famiglia, oltre a svolgere funzioni educative e di crescita, ha dovuto addossarsi l′oneroso compito di "ammortizzatore sociale", molto spesso di se stessa. Questo perchè a perdere il lavoro sono stati molti giovani che ancora vivono in famiglia, ed entro la quale hanno trovato riparo. Riparo che in diversi casi resta arduo per le categorie cosiddette deboli, anziani e disabili per citarne alcune, che una famiglia alle proprie spalle potrebbero non averla e che tra l′altro hanno già dovuto fare i conti con i recenti tagli alla spesa pubblica e sociale, precedentemente menzionati.
 
L′Italia è inserita nella Strategia Europa 2020 che in cinque punti programmatici sostituisce quella di Lisbona nel delineare le grandi direttrici politiche per stimolare lo sviluppo sostenibile e l’occupazione nell’Unione. Aumento delle spese di ricerca e sviluppo; miglioramento del capitale umano, definito come una riduzione degli abbandoni scolastici sotto la soglia del 10% e un incremento al 40% della quota di popolazione tra i 30 e i 34 anni con istruzione universitaria o equivalente; aumento dell’occupazione; riduzione della povertà e dell’esclusione sociale; miglioramento dell’efficienza energetica e delle condizioni ambientali: questi gli obiettivi per un 2020, che sembra ancor più lontano dei reali nove anni attuali.

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