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Iva – Anche la cooperazione trentina lancia l′allarme


Il mondo della cooperazione lancia l’allarme, dalle ultime notizie sembra che il rischio di aumento dell’Iva sulle prestazioni socio-sanitarie erogate dalle coop sociali dal 4 al 10 per cento a partire dal 2014 sia concreto, con il rischio di gravissime conseguenze per l’occupazione.

Da qui l’appello di Federsolidarietà Alto Adige alle forze politiche locali, perché intervengano in sede romana per cambiare gli estremi della legge in vigore.
In Italia ci sono circa 12mila cooperative sociali e loro consorzi che occupano 380mila persone e raggiungono con i loro servizi 7 milioni di cittadini. Il 66% del fatturato della cooperazione sociale arriva dagli enti pubblici, il 34% direttamente dagli utenti e dalle loro famiglie. Un mondo, quello della cooperazione sociale, del quale fanno parte le comunità d’accoglienza per giovani o minori, i tanti asili nido, i servizi socio-sanitari per anziani e disabili, le comunità di accoglienza.

«Se effettivamente tale aumento, pari al 150%, dovesse verificarsi, si metterebbero in ginocchio centinaia di cooperative del settore socio-sanitario ed educativo con l’effetto di una considerevole perdita di posti di lavoro - afferma Paolo Tanesini, presidente di Federsolidarietà Alto Adige-. Con l’aumento del 150% dell’Iva - prosegue Tenesini - una quota del 6% del costo dei servizi di welfare resi a persone svantaggiate affidate dagli enti locali alle cooperative sociali finirà alle casse statali: la sussidiarietà al contrario. Gli enti locali per far fronte all’aumento dell’Iva di 6 punti percentuali, con le medesime risorse del 2013, nel 2014 forniranno meno servizi sociali agli italiani: si taglieranno i servizi di inclusione sociale proprio alle fasce più deboli della popolazione».

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