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Welfare - Riforma Terzo settore, tra soddisfazione e perplessità

Abbiamo parlato, nei giorni scorsi, della presentazione del testo di legge per la riforma del Terzo settore, ormai pronto per iniziare l′iter parlamentare. Il ddl si fonda su una copertura economica - che comunque potrà essere rivista e incrementata dopo l′approvazione della Legge di stabilità 2015 - pari a 50 milioni di euro. Tra le principali novità che andrà a introdurre, abbiamo visto riconoscimento della personalità giuridica, riorganizzazione e razionalizzazione di aspetti amministrativi e contabili per enti di Terzo settore e imprese sociali; riforma del volontariato e del servizio civile; misure economiche per regimi di tassazione agevolati e per la riforma della destinazione del cinque per mille.

Cerchiamo ora di fare il punto sulle reazioni che questo insieme di misure ha suscitato nel mondo del Terzo settore e della cooperazione.
Il clima generale è di soddisfazione per un provvedimento atteso e necessario - secondo Giuseppe Guerini, portavoce dell′Alleanza delle cooperative sociali e presidente di Federsolidarietà Confcooperative - per «liberare il settore da un quadro normativo datato, confuso e stratificato».
Anche secondo Pietro Barbieri, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, «si tratta di un buon testo, di cui siamo complessivamente soddisfatti, per l′articolazione e la complessità dell′articolato, che abbraccia tutta la normativa del Terzo Settore e che ha saldi ancoraggi costituzionali, solidaristici e si pone in una prospettiva di riduzione delle diseguaglianze. Siamo anche soddisfatti per l′attenzione che il Ministero del Lavoro ha prestato alle nostre segnalazioni e sottolineature, in particolar modo nell′articolo 2, nel quale vediamo recepite diverse nostre istanze, volte a valorizzare, in un contesto di legalità e trasparenza, il grande portato di utilità sociale, freschezza, vivacità, complessità e innovazione del Terzo Settore Italiano».

Rimangono, però, anche diverse criticità: in particolare necessitano di approfondimenti e revisioni, secondo le associazioni intervenute, punti come la semplificazione della tassazione e in particolare della riforma della destinazione del cinque per mille, oltre che la nuova definizione dell’impresa sociale e, in generale, le coperture economiche stimate per il ddl nel complesso, giudicate troppo esigue per un piano che possa contribuire significativamente al rilancio dell’economia nazionale.

«Ci sono tuttavia alcune questioni che ci lasciano perplessi - ha dichiarato a tal proposito Francesca Chiavacci, presidentessa dell′Arci - come le nuove caratteristiche che assume l′impresa sociale, i cui confini col profit diventano molto sottili; e anche l′eccesso di rigidità normativa quando si pretende di elencare tutte le attività solidaristiche o di pianificare le forme organizzative degli enti associativi. Come pure non ci piace il limite posto al 5x1000 in coerenza con le risorse disponibili che, in un periodo di difficoltà economiche e finanziarie come quello che stiamo attraversando, non annuncia niente di buono. Ma la cosa che ci lascia più perplessi è la modestissima, quasi assente, copertura finanziaria del provvedimento: non si può fare una legge come questa, che si pone l′obiettivo ambizioso di promuovere e sviluppare un rilevante comparto della società e dell′economia nazionale, senza dotarla degli strumenti finanziari necessari».

C’è grande attesa, dunque, per la discussione parlamentare del ddl, rispetto alla quale le associazioni di settore citate si rendono disponibili al confronto per interventi migliorativi che intervengano sulle criticità rilevate.

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Foto tratta da www.vita.it

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