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Carceri - Marroni: un "Modello Lazio" che funziona


La Regione Lazio è stata la prima regione a dotarsi di una authority per la tutela dei diritti dei reclusi attraverso la creazione del "Modello Lazio" per la gestione del disagio penitenziario. In un report, Angiolo Marroni, al termine del mandato di garante dei detenuti, ha stilato un bilancio dei risultati positivi ottenuti grazie all′esistenza di tale progetto di reintegrazione sociale.

Negli ultimi 10 anni, innanzitutto, sviluppando l′interazione diretta - oltre 110mila i colloqui nelle carceri del Lazio -, si è ottenuto che 120 detenuti si iscrivessero all′università e sostenessero regolarmente gli esami: un incremento del 575% rispetto al 2005 quando furono appena 12 gli studenti censiti. Dopo l′esperienza del carcere, invece, 950 persone hanno trovato un′occupazione con le cooperative sociali e con la collaborazione di importanti aziende italiane. Sulla base del progetto "Modello Lazio", inoltre, l′Università di Tor Vergata ha istituito il Master di secondo livello in "Intermediatore del disagio penitenziario". «In questi anni - ha commentato il garante uscente - abbiamo sviluppato un modello istituzionale che ha coinvolto Enti pubblici e privati, istituzioni di ogni ordine e grado, il mondo della cooperazione e delle grandi imprese. Abbiamo dato una speranza a chi è in carcere senza dimenticare il diritto alla sicurezza dei cittadini; abbiamo cercato di trasmettere la cultura della legalità e di cancellare il pregiudizio verso i detenuti. Su 950 persone che hanno trovato un impiego solo 8 hanno commesso nuovamente dei reati, meno dell’1%».

Il report annovera due iniziative, promosse dal garante, entrambe indicate dal Ministero di Giustizia come buone pratiche da replicare sull′intero territorio nazionale. Si tratta della Teledidattica - Università in carcere, tecnologia multimediale messa a punto grazie al contributo dell′Università di Tor Vergata per consentire ai detenuti dell′Alta Sicurezza di Rebibbia Nuovo Complesso di seguire le lezioni a distanza, e delle Carte dei Servizi Sanitari, ideate con lo scopo di imprimere nero su bianco il rispetto del Diritto alla Salute ai reclusi. Oltre ad aver affermato l′importanza dell′istruzione come strumento per decrementare la recidiva, il "Modello Lazio" è risultato fondamentale anche per l′integrazione dei detenuti extracomunitari, infatti, il garante è punto di riferimento anche per i detenuti stranieri del CIE di Ponte Galeria e per quelli del CARA. Nel 2014, inoltre, l′Unione Europea ha finanziato un progetto di prevenzione dei reati sessuali; instaurati rapporti anche con la Commissione Europea per i diritti umani, il garante del carcere di Wormwood Scrubs (Londra) e il Ministero della Giustizia norvegese.

Il Garante Angiolo Marroni, infine, ha esortato a non disperdere il lavoro compiuto in dieci anni, un "patrimonio che è di tutti". «Credo sia doveroso continuare a dare speranza a chi soffre in carcere; a tutti coloro che dedichiamo tanto del nostro impegno».

Fonti: Roma.Repubblica.it, La Provincia

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