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Esternalizzati - Report torna sul luogo del "delitto"

07.05.2007 | immagine decorativa 17 | Invia ad un amico | Stampa

milena gabanelliGià lo scorso novembre, subito dopo la puntata di Report intitolata "Gli esternalizzati" sulla gestione della sanità nel Lazio attraverso le cooperative, avevamo pubblicato sul nostro sito un pezzo che spiegava perché l′inchiesta di Rai Tre, diretta dalla giornalista Milena Gabanelli, è fasulla. Più che di un′inchiesta, si tratta infatti di un teorema, per nulla empirico: si parte da una verità data e ad essa si asservono i fatti.

Prima premessa del teorema: alle Asl costa meno assumere un infermiere che pagare le cooperative per i servizi che un infermiere eroga. Seconda premessa: a Roma gli ospedali continuano a esternalizzare i servizi infermieristici. Conclusione: le Asl di Roma sprecano soldi pubblici che vanno ad alimentare il torbido rapporto tra politica e affari. Chi ci rimette? I lavoratori, precari a vita, sottomessi alle cooperative dei padroni.

Il teorema è sbagliato in partenza. Non è vero, cioè, che alle Asl costi meno assumere in proprio gli infermieri che comprare manodopera o, meglio ancora, servizi infermieristici, da società private. I giornalisti Michele Buono e Piero Riccardi, che hanno confezionato il servizio di novembre e mandato in onda ad aprile il suo seguito ("Come è andata a finire?"), affermano invece esattamente il contrario.

Nella prima puntata, però, i due avevano dimostrato di non essere molto pratici a far di conto. Ecco una delle loro scoperte, da un copia-incolla della sceneggiatura de "Gli esternalizzati": «Ma subito ci avvicina un′altra lavoratrice che vuole restare anonima. Ci fa notare sulla sua busta paga il costo orario 6,55 euro. Ci fa vedere poi l′offerta di aggiudicazione della gara e alla voce "Costo medio ponderato orario manodopera" leggiamo 14.49, più del doppio. La cifra a cui Linda vende un′ora di manodopera all′Ospedale Sant′Andrea di Roma».

Così si fa intendere al cittadino che retribuzione oraria lorda (quella che compare sulla busta paga di Linda, la lavoratrice anonima) e costo del lavoro per la cooperativa (che comprende, oltre alla retribuzione lorda, i costi previdenziali e assicurativi per l′impresa, i ratei tredicesima, ferie, festività e permessi, il Tfr, le rivalutazioni, le diverse indennità, l′Irap, l′Ires e altri vari costi), siano la stessa cosa. E, quindi, che la differenza tra 14,49 euro (il costo dichiarato dalla cooperativa) e 6,55 (quanto risulta in busta paga) vada a finire illecitamente nelle casse della cooperativa.

I due giornalisti avevano anche sostenuto, «con l’aiuto del commercialista», che un infermiere che lavora 194 ore al mese costa ad una cooperativa 2.400 euro al mese. Il Ministero del Lavoro, invece, con tanto di decreto del I giugno 2005, ha determinato il costo medio del lavoro di un infermiere assunto da una cooperativa sociale che lavora 165 ore al mese in 3.418 euro (20,76 euro l′ora per 38 ore settimanali per 52 settimane diviso 12 mesi). 

Questo documento, però, Report non ritiene sia bene farlo conoscere. Smonterebbe tutto il suo impianto, non è conveniente. Molto meglio approfondire la questione andando in giro per il belpaese a chiedere a direttori di Asl, funzionari pubblici e assessori, se alle Regioni costi di meno assumere in proprio gli infermieri o valersi dell′intermediazione delle agenzie interinali o dei servizi delle cooperative.

bruno riccardi, direttore amministrativo dell′ospedale sant′anna di torinoFinché non trova, a Torino, il direttore dell′Ospedale pediatrico Sant′Anna, Bruno Riccardi, che dice di non aver voluto fare appalti e di aver assunto direttamente il personale, risparmiando. E′ pur vero che l′assessore alla sanità del Lazio Augusto Battaglia si ostina, però, a sostenere il contrario. A dirimere la questione ci pensa la direttrice Gabanelli. In quanto a retorica, non ha niente da invidiare ad un qualunque navigato avvocato del foro.

augusto battaglia, ripreso da reportEcco il suo ragionamento: «In Piemonte assumere infermieri costa di meno che prenderli dalle cooperative. Alla Regione Lazio invece non risulta. Ma siccome è la Regione Lazio ad avere un buco di 10 miliardi di euro, dobbiamo pensare che chi non sbaglia con i conti è Torino!». Come se del debito della Regione Lazio fosse responsabile Augusto Battaglia. A nulla vale la considerazione (solo nostra) che nel caso della Regione Lazio le gare cui si riferisce Report hanno un prezzo unitario di 21 euro l′ora, mentre a Torino il Sant′Anna pagava le cooperative 27 euro l′ora. A fronte di quali controprestazioni, poi, non è dato sapere.

Al di là delle argomentazioni dialettiche a favore dell′una o dell′altra tesi, la domanda di fondo è questa: ma se costa di più esternalizzare o internalizzare, si deve sapere interrogando politici e funzionari? Nella migliore tradizione telegiornalistica italiana, Michele Buono e Piero Riccardi avrebbero dovuto allora chiedere a tutto l′arco parlamentare, da Alessandra Mussolini ad Alfonso Pecoraro Scanio, se è economicamente più conveniente l′una o l′altra soluzione.

In realtà si tratta semplicemente di un calcolo matematico, per sua natura non opinabile. In un paese normale ci si aspetterebbe che il giornalista dica: costa di più internalizzare, o il contrario se è vero il contrario, e basta. Poi, nel caso remoto di una clamorosa smentita, ci si aspetterebbe anche che il giornalista bugiardo sia allontanato dalle redazioni e che si cimenti in un altro lavoro in cui riesce meglio.

giuseppe milanese, presidente della cooperativa sociale osaCome i tg, invece, Report raccoglie pareri. Agli amici fa domande buone - «In cosa siete stati più bravi qui in regione?» - mentre tratta gli avversari con requisitorie da pubblico ministero, senza appello. Il caso più evidente è l′intervista al presidente della cooperativa Osa, stoppata all′improvviso con la conclusione del giornalista che è l′esatto contrario di quanto l′intervistato ha detto: «Il presidente della cooperativa Osa ammette che l’infermiere di cooperativa è meno tutelato». Raccolti così i pareri, Report taglia, mischia, impiccia, condisce con qualche effetto visivo o musicale e il gioco è fatto.

Non c′è dubbio, tuttavia, che, in questi anni, la trasmissione della Gabanelli abbia convinto: la politica italiana, le imprese private italiane, le aziende pubbliche italiane, le cooperative italiane, i sindacati italiani, le banche italiane, le agenzie editoriali italiane, ecc., sono covi di oligarchi interessati soltanto agli affari propri, cui va spesso addebitato l′aggravante di delinquere in nome dell′interesse generale. Peccato che Report sia esso stesso un vero prodotto di marca italiana, nel senso deteriore della parola che ha contributo a raccontare e costruire. Irrimediabilmente, nel metodo e nella sostanza, puro giornalismo italiano al servizio dei teoremi ed incurante dei fatti. 

Renato Incitti

Ad Consorzio Parsifal

incitti@consorzioparsifal.it


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Commenti

infamia
scritto da assessore - 30.08.2013
CHIEDA AI LAVORATORI CHE , LEI , SEDICENTE DOTT. MILANESE G. HA LICENZIATO ,- CHI E′ IL MASCALZONE -CHE HA AGITO VIGLIACCAMENTE , LASCIANDO SULLA STRADA LAVORATORI GIA′ IN DIFFICOLTA′.
Re: Re: Re: Re: Esternalizzazioni o internalizzazioni?
scritto da Nicola Pasquariello - 09.11.2009
Gentile Renato Incitti,
il precedente commento è partito involontariamente non permettendomi di completare la mia riflessione affinando determinati concetti, espressi forse in maniera un po’ rozza e concitata soprattutto nell’ultima parte.
Tuttavia Lei ha già risposto.
Non intendo protrarre all’infinito un confronto che probabilmente non avrebbe fine.
Mi pare evidente che Lei abbia una concezione del mondo cooperativistico un po’ ideale e che però certamente, ne sono convinto anche io, avrà dei riferimenti reali forse in alcune aree del nord Italia alle quali di sicuro farà riferimento l’ indagine della Università di Trento da Lei citata.
Quello su cui mi premeva focalizzare l’ attenzione era il porre in rilievo l’ esistenza di un ampia realtà oscura delle cooperative sociali prevalentemente concentrata nell’ Italia centro-meridionale, ma non solo, all’ interno della quale trovano purtroppo spazio fenomeni di illegalità diffusa e di non applicazione del contratto nazionale.
Negare siffatti contesti non solo, Le ripeto, è ipocrita; ma rende anche un cattivo servizio alla parte sana delle cooperative che pur tra molte difficoltà si sforzano di agire nella correttezza.
Cordiali saluti
Nicola Pasquariello
Re: Re: Re: Esternalizzazioni o internalizzazioni?
scritto da Renato Incitti - 08.11.2009
Caro Nicola,

non mi fraintenda, ho il massimo rispetto per le sue idee e apprezzo la passione che la anima. Le mie sono solo opinioni, come tali discutibili. Per cultura e carattere cerco di formarle su basi empiriche, ma non per questo credo che siano superiori a quelle di chiunque altro. Mi spiace di averle dato l′impressione di non accettare il confronto, il mio intento è esattamente l′opposto. La frase che lei ha citato si riferisce ai conti matematici: fatta x la retribuzione lorda che fa da base imponibile ad una serie di ratei, contributi, assicurazioni e imposte, un dipendente pubblico costa più di un lavoratore delle cooperative sociali. Il 90% delle volte i prezzi su base oraria, corrisposti dalle pubbliche amministrazioni alle cooperative sociali per l′erogazione di servizi, non sono superiori del 10% rispetto al costo del lavoro che queste ultime sostengono. Anzi, non di rado alcuni enti pubblici mettono ad asta prezzi inferiori ai costi del lavoro determinati da specifiche tabelle approvate e pubblicate dal Ministero del welfare con propri decreti, trovando - purtroppo spesso - cooperative sociali disposte a comprimere sui lavoratori gli effetti dell′insufficiente impegno di spesa. Tradotto: in partenza - o se vogliamo dire, in teoria - agli enti pubblici esternalizzare costa meno che gestire in proprio. Questa la ritengo una cosa vera, difficile da discutere. Le opinioni hanno campo libero dopo: su quel che accade in pratica. Per la mia conoscenza diretta, a consuntivo le pubbliche amministrazioni, esternalizzando, ottengono rapporti qualità-prezzo migliori di quelli generalmente preventivati in partenza: e dunque un risparmio maggiore di quello calcolato in teoria. Ma è una mia opinione: se nota, non è espressa nell′articolo sulla cosiddetta inchiesta di Report.

Per quanto riguarda la soddisfazione dei lavoratori delle cooperative sociali, conosco soltanto un′indagine condotta due anni fa dall′Università di Trento. Carlo Borzaga, che è stato il coordinatore della ricerca, ne ha raccontato gli esiti in un articolo dal titolo "Mercato del lavoro e inserimento lavorativo", in "Regolamentazione del terzo settore e innovazione sociale", a cura di Andrea Bassi e Paolo Venturi, Forlì 2008, pagg. 81 e segg. ( http://www.legiornatedibertinoro.it/upld/news/doc/Le_Giornate_di_Bertinoro_VIII.pdf.).

Sarò prolisso nella citazione, ma mi sembra molto circostanziata e calzante nella nostra discussione.

Scrive Borzaga:

"Le ricerche effettuate in questi anni sulle relazioni di lavoro nelle cooperative sociali hanno in primo luogo confermato alcune peculiarità dei rapporti di lavoro già emerse dalle ricerche sul settore non profit ed in particolare la generale elevata soddisfazione dei lavoratori in esse occupati, nonostante livelli salariali inferiori a quelli delle organizzazioni pubbliche e for-profit. Le spiegazioni date a questo fenomeno, e confermate nella letteratura empirica, evidenziano elevati livelli di equità percepita sia nella retribuzione ricevuta (equità distributiva) che nelle procedure, ma anche la presenza di efficienti pratiche di reclutamento in grado di selezionare lavoratori propensi all’altruismo e con forti motivazioni intrinseche. Dall’altra parte, l’analisi empirica ha permesso anche di rilevare l’esistenza di alcune caratteristiche delle relazioni di lavoro comuni a molte cooperative sociali. In particolare:

a) rispetto al settore pubblico, nonostante i salari siano più contenuti, essi risultano nelle cooperative sociali crescenti con l’anzianità di servizio e quindi premianti soprattutto la fedeltà all’organizzazione; rispetto alle organizzazioni for-profit attive nello stesso settore i salari erogati dalle cooperative sociali non sembrano significativamente diversi, ma sono spesso simili o addirittura superiori nelle nonprofit;

b) le cooperative sociali realizzano elevati investimenti in formazione sul lavoro e questi sono estesi a buona parte dei lavoratori; la formazione consente quindi una valorizzazione del capitale umano ed offre ai lavoratori una forma di incentivazione extra-salariale fonte di soddisfazione;

c) si rileva una spiccata valorizzazione delle motivazioni pro-sociali, della partecipazione e dell’autonomia dei lavoratori; l’offerta di un mix di incentivi consiste appunto non solo nel soddisfacimento delle preferenze auto-interessate dei lavoratori, ma anche in una maggiore attenzione e valorizzazione delle preferenze di tipo other- e process-regarding;

d) le relazioni interne all’impresa sono caratterizzate da buona qualità e sono quindi fonte di soddisfazione dei lavoratori;

e) i livelli percepiti di equità distributiva e di equità procedurale sono più che soddisfacenti e superiori a quelli delle altre forme organizzative operanti nel settore; l’attenzione alla qualità dei servizi sembra aver inoltre garantito chiarezza delle procedure e favorito il coinvolgimento dei lavoratori, sostenendo l’equità procedurale.

Le descritte peculiarità delle relazioni di lavoro che caratterizzano le cooperative sociali spiegano, almeno in parte, la capacità di queste organizzazioni di attrarre lavoratori con buone motivazioni intrinseche e, se non presenti in entrata, di farle emergere grazie al rapporto continuo con lavoratori intrinsecamente motivati e con il progressivo apprendimento degli obiettivi sociali dell’organizzazione. Ciò determina:

- buoni livelli di soddisfazione per il lavoro (non inferiori e spesso superiori a quelli delle organizzazioni pubbliche e for-profit);

- livelli di fedeltà più che soddisfacenti;

- livelli di effort elevati, che non comprimono la soddisfazione finale per il lavoro (ma che risultano più come donazioni di lavoro che come costi dello sforzo);

- capacità di attrarre in un settore generalmente a bassa remunerazione lavoratori con elevato capitale umano e di porsi come alternativa all’impiego in altre organizzazioni, specie for-profit.

Ovviamente queste caratteristiche delle relazioni di lavoro non caratterizzano l’universo delle cooperative sociali. Parte delle cooperative ha preferito adottare relazioni di lavoro tradizionali, talvolta simili a quelle tipiche delle pubbliche amministrazioni, talvolta facendo ricorso a modalità retributive previste dalla normativa, ma fortemente penalizzanti per i lavoratori, come i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e il salario convenzionale. Ciononostante, dalle ricerche risulta che una parte consistente delle cooperative sociali ha saputo innovare, secondo le linee sopra indicate, le relazioni con i propri lavoratori.

E ciò risulta caratterizzare la maggioranza di queste organizzazioni, in numero quindi sufficiente a influenzare i valori medi del settore, permettendo quindi di parlare di un vero e proprio modello innovativo di relazioni tra imprese e lavoratori.

In termini generali, questo modello di strutturazione dei rapporti di lavoro ha permesso la liberalizzazione e lo sviluppo di un settore (quello dei servizi sociali) che, oltre ad avere un elevato valore sociale, fino all’inizio degli anni ’90 era largamente sottodimensionato rispetto alla domanda (come dimostrano i 3.500.000 utenti che nel 2005 utilizzavano servizi di una cooperativa sociale). Le cooperative sociali si sono inoltre sviluppate in un contesto di scarsità delle risorse disponibili per l’incapacità di pagare della maggior parte degli utenti e per la limitatezza delle risorse pubbliche destinate al sostegno dell’offerta di servizi. Ma nonostante ciò la peculiare strutturazione dei rapporti di lavoro ha contribuito a garantire una qualità (percepita) del lavoro certamente superiore a quella che si sarebbe ottenuta con l’ampliamento dell’offerta in forma pubblica (visti i bassi livelli di soddisfazione dei dipendenti delle unità di produzione pubbliche) e, stando anche alle ricerche realizzate in altri paesi (specie Regno Unito), decisamente superiore a quella che sarebbe stata garantita dal ricorso prevalente a organizzazioni for-profit".
Re: Re: Esternalizzazioni o internalizzazioni?
scritto da Nicola Pasquariello - 08.11.2009
Gentile Renato Incitti,

il fervore della sua risposta è la cartina di tornasole del fatto che le mie parole siano andate a porre in luce verità scomode per qualcuno.

Non è mia intenzione certamente di entrare in polemica la sua esperienza personale, anche perchè Lei esclude a priori qualsiasi possibilità di pensiero alternativo: "Su questo non c′è da discutere: è matematica".

Mi limito perciò ad alcune brevi e semplici osservazioni.

Lei prospetta un′ idilliaca realtà cooperativistica capace di porre in atto elevati standard qualitativi nella gestione dei servizi pubblici con relativa soddisfazione della utenza, a fronte addirittura, di costi quantomeno contenuti se non ridotti da parte dello Stato.

Insomma, nientepopodimenochè la quadratura del cerchio.

Lascio ad ogni lettore capace di un minimo di riflessione e senso critico qualsiasi conclusione.

Ma anche ammettendo che siffatti contesti siano reali, non posso davvero esimermi dal farLe notare come dall′ insieme del Suo ragionamento venga ad essere completamente ignorata una componente fondamentale dell′ insieme considerato.

Mi riferisco al livello di soddisfazione degli operatori delle cooperative sociali.

Lei stesso addirittura, ammette che i loro livelli retributivi non siano il massimo.

Mi scusi, se su questo punto mi permetto di dissentire; ma io penso che non solo non siano il massimo,ma che siano semplicemente indegni di un paese civile e che sia vergognoso ed ipocrita sbandierare presunte qualità di qualsivoglia servizio quando dietro di esso ci sia una realtà fatta di sfruttamento, intimidazioni, pressioni psicologiche.
Re: Esternalizzazioni o internalizzazioni?
scritto da Renato Incitti - 08.11.2009
Caro Nicola Pasquariello,
sono d′accordo con lei quando dice che il fenomeno delle esternalizzazioni meriterebbe di essere approfondito. Ed è proprio questo il motivo per il quale, invece, non sono più d′accordo con lei quando salta subito alle conclusioni ed afferma che lo Stato, affidando la gestione dei servizi ad enti privati o del terzo settore, non ottiene nessun risparmio economico.

Fare i conti in questo preciso ambito è parte del mio mestiere. Ho confrontato i contratti collettivi dei vari settori, so quali sono i costi diretti ed indiretti di gestione, valuto ogni giorno bandi e capitolati di gara pubblicati da enti pubblici di tutta Italia. In una parola, ho una conoscenza non superficiale della materia.

Il confronto preventivo dei costi non lascia adito a dubbi: dall′applicazione del contratto di lavoro delle cooperative sociali (che, pur non essendo certamente il massimo a livello di retribuzioni, non è neanche il peggiore) risulta per il datore di lavoro un onere complessivo inferiore a quello derivante dall′applicazione del contratto di lavoro degli enti locali.
Su questo non c′è da discutere: è matematica.

A consuntivo, invece, non si dovrebbe che esaminare i risultati di gestione caso per caso. Tuttavia è un fatto che i livelli di produttività dei dipendenti pubblici, in Italia, sono inferiori a quelli dei lavoratori occupati in imprese private. Una recente ricerca del governo, analizzati i dati raccolti nel quinquennio 2004-2008, ha concluso che, "rispetto ai lavoratori dei servizi privati, i dipendenti pubblici mostrano un livello di assenteismo più elevato in tutti i periodi".

C′è poi da considerare, in materia di esternalizzazioni, una questione non marginale che viene costantemente ignorata nelle discussioni che si ascoltano nei bar e negli uffici o che si leggono nei social network e nei forum in internet. E cioè se c′è, o se non c′è, un valore in termini di qualità e innovazione - organizzativa, tecnica, relazionale - conseguente all′apporto delle cooperative sociali nella gestione di servizi pubblici. Report sottintende una risposta secca, senza porre (e porsi) davvero la domanda. No: non c′è nessun valore aggiunto. A partire da alcuni casi di appalti che - per come vengono presentati - appaiono effettivamente impuri, l′inchiesta della Rai lascia intendere che, in fondo, le esternalizzazioni dei servizi non sono in realtà che mere interposizioni di manodopera. E questa, caro Nicola, è anche la sua opinione.

Personalmente, invece, conosco decine e decine di cooperative sociali che, con la loro gestione, hanno offerto contributi decisivi al miglioramento dei servizi pubblici. Hanno messo a disposizione delle amministrazioni dello Stato idee, progetti, sperimentazioni, procedure, paradigmi organizzativi, attenzione, ideali, entusiasmi, ed una capacità straordinaria di ascoltare ed essere vicini ai cittadini.

Un esempio per tutti mi viene in mente, ed è il Recup: un servizio inventato dalla Cooperativa Sociale Capodarco di Roma. Se non lo conosce, linki qui http://beta.vita.it/news/view/79508/., poi cerchi su google "recup capodarco": troverà decine di articoli in cui, di questa cooperativa e dei loro dirigenti, viene offerta un′immagine negativa. Non cito l′esempio a caso: gli stessi Buono e Riccardi hanno fatto la cooperativa Capodarco oggetto di critica.

Ebbene, questa cooperativa, che ha subito e sta subendo danni, beffe e gogne soltanto perché non vuole arrendersi alla volontà della Regione Lazio che, dopo gli ottimi risultati raggiunti, vuole darle il benservito e gettarla via come uno scarto che non vale più nulla, dovrebbe essere esportata come un modello, nel mondo, della capacità italiana di coniugare efficienza e solidarietà. Fuori dai nostri confini studiano la cooperazione sociale, restano ammirati per un verso ma continuano a non comprenderci per l′altro. L′Unione Europea, per esempio, propone ancora, per l′inclusione sociale e lavorativa dei diversabili, sistemi obsoleti, come i laboratori protetti (vedi la polemica relativa all′art. 52 del codice degli appalti). Facciamo cose preziose e uniche e non solo non sappiamo rappresentarle agli altri e difenderle dalle strumentalizzazioni politiche e mediatiche, ma neanche ce ne rendiamo davvero conto. Tant′è vero che dobbiamo ricorrere a dietrologismi che scovano ragioni sotterranee del successo delle cooperative sociali e delle esternalizzazioni.
Esternalizzazioni o internalizzazioni?
scritto da Nicola Pasquariello - 05.11.2009
Spett.le consorzio Parsifal,
non entro nel merito delle disquisizioni a proposito della trasmissione Report.

Mi sento comunque di affermare che detto programma televisivo ha quantomeno il merito di affrontare argomenti di cui pochi o nessuno hanno il coraggio di parlare.

Per quanto riguarda invece il tema delle esternalizzazioni dei servizi ad opera di asl o enti pubblici a favore di cooperative sociali, mi permetto di osservare che la lettura del fenomeno è un pò più complessa di come viene presentata; ossia se costi di meno o di più.

In realtà lo Stato che affida servizi pubblici in appalto a favore di imprese del terzo settore non ricava alcun risparmio economico, quindi non è vero che le cooperative costano meno.

Viene allora da chiedersi; quali sono i motivi reali a favore di questa scelta?

A mio modesto avviso le risposte sono due.

La prima: come ripeto non c′è vantaggio economico, c′è pero in primo luogo da parte delle coop una flessibilità nella gestione del personale che è semplicemente inimmaginabile in ambito pubblico, e secondariamente ma non certo per ordine di importanza, la possibilità da parte della committenza di dismettere il servizio erogato al successivo rinnovo dell′appalto non assumendosi alcuna responsabilità giuridica verso quei lavoratori delle coop che verrebbero a ritrovarsi disoccupati.

La seconda motivazione è sotterranea, e consiste nel mantenimento di un determinato status quo o equilibrio di potere derivante dalla distribuzione di denaro pubblico, con ipocrita connivenza da parte di partiti politici e sindacati.

Vi pare poco?

Distinti saluti

Nicola Pasquariello, Pisa
Non vi conosco
scritto da Marco Iozzi - 22.10.2009
Non vi conosco personalmente, quindi lungi da me fare di tutta l′erba un fascio, magari siete i più bravi del mondo... Ma conosco la realtà delle cooperative visto che ci lavoro da anni. Ed è una realtà triste... Saluti.
Re: Ammazza, quanto vi brucia...
scritto da Renato Incitti - 21.10.2009
Grazie al cielo abbiamo ancora una capacità critica e la possibilità di non essere d′accordo.

Questo articolo, che ho scritto ormai più di due anni fa, lo sottoscrivo tuttora, parola per parola. Anche dopo aver visto, domenica scorsa mi pare, per caso (facevo zapping), l′ultima puntata della trasmissione. Un altro "Come è andata a finire". Che non fa che continuare a costruire edifici - mattone su mattone - sulle conclusioni delle puntate precedenti. Che a loro volta dicono il falso. Ma una notizia falsa più un′altra notizia falsa più un′altra ancora non ne fanno una vera. Zero più zero più zero non fa uno.

Il nostro consorzio non è coinvolto in nessuno dei fatti raccontati dal programma di Milena Gabanelli. La Cooperativa Sociale Osa, il bersaglio preferito di Buono e Riccardi, è frequentemente una nostra concorrente. Non abbiamo mai condiviso un progetto con questa cooperativa, nemmeno accidentalmente. Ha il suo modo di lavorare, e noi il nostro, ognuno con i suoi limiti e pregi. Ma conosciamo bene il settore, sappiamo come stanno le cose, ci danno fastidio le menzogne e Report ne ha raccontate tante.

Sarebbe bello che qualcuno rispondesse nel merito a quanto ho scritto.
Ammazza, quanto vi brucia...
scritto da Marco Iozzi - 20.10.2009
Ammazza, quanto vi brucia ′sta trasmissione, eh? Magari fino alla puntata prima vi piaceva pure.
finchè la barca và
scritto da Alberto - 23.06.2009
Insomma sembra che siano tutti contenti che i lavoratori delle cooperative costano di meno.. in quanto GUADAGNANO di meno...
Evviva le cooperative! Evviva i revisori dei conti e i bilanci fatti a tavolino!
politica...
scritto da Marco Caprini - 11.04.2008
Carissimo Gianni,
anche se non ho chiara la tua figura noto con piacere che mi accomuni a Grillo Giuseppe detto Beppe, il comico genovese perchè ci sono omonimi, cacciato dalla RAI per il coraggio di dire sempre scomode e scottanti verità ed ora da anni mentore dell′antipolitica militante contro i poteri forti e oscuri, multinazionali petrolifere e farmaceutiche, banche, etc. etc., che malversano in Italia ed in tutto il globo terrestre a danno di quasi tutti, specie se poveri ed umili... e allora, visto che è molto intuibile, ti confermo che sono nella cooperazione sociale proprio per queste ragioni, per tutelare deboli ed umili da tutti, anche dalla politica da baraccone che pervade il Paese, libero di dire quello che sento e che penso!!!!!
Magari anche qualche fesseria, perchè chi non fa non sbaglia e chi non ha convinzioni forti dà ragione a tutti.......
Anche perchè la Politica seria, come dici tu, è deceduta da molto tempo insieme con Einaudi, Gronchi, De Gasperi, Moro... e pochi altri!!!!!
Spero che anche tu abbia ideali e motivazioni entusiastiche, così fondiamo insieme un bel movimento.....
Caprini come Grillo
scritto da Gianni - 11.04.2008
Marco sei un portento, cosa ci fai ancora nella cooperazione sociale?
E′ il momento di passare alla politica, quella con la P maiuscola.
Uno slogan per te:
Vota Caprini e l′Italia non sarà più mini.
Marchionne...
scritto da Marco Caprini - 10.04.2008
Forse necessita il famosissimo AD Fiat per spiegare al suo quasi omonimo qual é il costo orario di un lavoratore, perchè i soci che partecipano alle assemblee capiscono benissimo dai bilanci l′entità del costo reale della prestazione lavorativa. E poi, ammesso e assolutamente non concesso che la Coop. "lucra" o cerca di spendere meno per il costo iniziale del lavoro, che in Italia è il più alto dell′Universo (in edilizia la maggiorparte dei lavoratori sono pagati in nero o quasi), il denaro risparmiato se lo spartiscono gli amministratori o è distribuito secondo criteri di legge tra tutti i Soci... ???!!!???
A questa domanda ironica Marchionne risponderebbe la seconda, l′altro vaassape′............
Chioso ripetendo il Manzoni dei Promessi Sposi con la celebre frase "omnia munda mundis", tutto è pulito per i puliti, mentre come sempre chi è abituato a malversare è portato sempre a pensare che tutti gli altri anche malversino... Allora per svelenire il clima e non fare disinformazione o propaganda "contro" basterebbe guardare, prima di parlare a vanvera, le tabelle ministeriali che elabora il Ministero del Lavoro pubblicate tutte sul suo sito che riportano i costi reali per ogni CCNL, poi se qualcuno vuole discutere pure quelle faccia pure, dalle parti nostre si dice è meglio lavora′ con chi non te paga che discute′ con chi non te capisce... o fa finta!!!!!
Re: Trasparenza
scritto da Renato Incitti - 09.04.2008
Fino all′ultimo capoverso sembrava si potesse iniziare un dialogo.
Ci proviamo lo stesso: fai una domanda più precisa e proverò a risponderti.
Trasparenza
scritto da Antonio Marchionna - 09.04.2008
Benissimo, allora sarebbe utile che faceste voi maggiore chiarezza sui numeri, i costi che si sommano a quello del lavoro. I soci sarebbero contenti di poter capire realmente quanti soldi la cooperativa "non lucra"...
Perchè non informate a dovere i lavoratori se siete convinti della vostra buona fede?
Prima di dire mascalzoni sarebbe meglio che ci si pulisca la lingua e le mani...
Grazie
scritto da Renato Incitti - 23.11.2007
Grazie per i complimenti, anche per me sarebbe un piacere incontrarla. Le ho inviato per e-mail i miei recapiti. A presto.
presidente cda osa
scritto da giuseppe milanese - 23.11.2007
leggo solo ora il suo commento e mi complimento per lucidità e chiarezza che noi stessi non siamo riusciti ad avere nella replica a questi grandi mascalzoni. mi farebbe sinceramente piacere incontrarla. Distinti saluti, Giuseppe Milanese

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