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Agricoltura sociale - Tante qualità, ancora poco conosciute

Si è tenuto qualche giorno fa a Roma un convegno dal titolo "Sviluppiamo l′agricoltura sociale", un settore dell’economia che si basa su metodi di lavorazione compatibile con il rispetto della natura e dell’ambiente, e che, oltre ad avere attenzione agli uomini in quanto consumatori, dà importanza assoluta alle persone anche in quanto produttori agricoli. Piccola dimensione, stretto legame col territorio circostante, produzione mirata, inserimento lavorativo di persone diversamente abili, forma cooperativa di gestione: queste le qualità caratterizzanti l′agricoltura sociale, che però è un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia. 

Al convegno hanno partecipato docenti come Severino Senni, dell’Università della Tuscia e Francesco Di Iacovo, dell’Università degli studi di Pisa, che conducono cattedre dedicate alla specifica materia. Ma dal palco hanno parlato anche agricoltori che gestiscono da tempo fattorie sociali, soprattutto in forma cooperativa. Interessanti le esperienze, raccontate dai diretti protagonisti, avviate in Toscana e Abruzzo, che non sono le sole regioni ad essersi attivate: in Italia, infatti, sono già circa 500 le cooperative che fanno agricoltura biologica e di queste almeno cento occupano persone diversabili che si sono perfettamente inserite nel ciclo produttivo. 

Esiste già anche un′Associazione italiana agricoltura biologica (Aiab): il presidente, Andrea Ferrante, ha presentato il nuovo sistema di produzione come "multifunzionale", perché si sposa con i sistemi di welfare, i servizi di prossimità, i problemi dell’educazione e della formazione, l’inserimento lavorativo, la responsabilità sociale d’impresa e le piccole e grandi riabilitazioni. Il Piano nazionale agricolo prevede - questa la novità - un capitolo e un fondo dedicati all′agricoltura sociale: ora si chiede all′Ue di fare altrettanto.


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