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Sprechi - Una giornata per riconsiderare il valore del cibo


Ogni anno in media una famiglia italiana butta nel secchio della spazzatura 49 kg di cibo: uno spreco complessivo quantificabile in 1,19 milioni di tonnellate di alimenti, oltre che in 7,65 miliardi di euro (316 € per famiglia). Dalla verdura (10,7 kg) alla frutta (9,9 kg), passando per la pasta (6 kg), i nostri comportamenti quotidiani sommati in un anno dipingono il quadro di un pensiero e un conseguente modus operandi poco responsabile, le cui ripercussioni impattano gravosamente anche sul pianeta che abitiamo. La ricerca realizzata nel 2014 da Gfk Eurisko, con la collaborazione di Auchan e Simply, costituisce il presupposto per avviare una critica riflessione nella Giornata di prevenzione dello spreco alimentare, istituita nel 2013 dal Ministero dell′Ambiente con il duplice obiettivo di prevenire lo sperpero di cibo e sensibilizzare all′uso sostenibile delle risorse.

Secondo Andrea Segrè, presidente di Last Minute Market e coordinatore del comitato tecnico scientifico attivato dal Ministero dell′Ambiente per la prevenzione dei rifiuti e dello spreco di cibo, si prospetta un cambiamento a livello normativo che «consentirà finalmente di favorire e incentivare la donazione delle eccedenze e dei prodotti alimentari invenduti lungo la filiera, attraverso la semplificazione, razionalizzazione e armonizzazione del quadro di riferimento - procedurale, fiscale, igienico-sanitario».
Dal punto di vista ambientale, il rapporto della Fao "Food wastage foot print. Impacts on natural resources" (in allegato) fa notare come il cibo non consumato immette nell′atmosfera 3,3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, produce uno spreco d′acqua blu (acqua dolce prelevata per l′irrigazione) pari a 250 km cubici e corrisponde ad 1,4 miliardi di ettari di terra (30% della superficie mondiale delle terre agricole): l′economia globale, inoltre, ne risente per 750 miliardi di dollari.

A fronte di ciò, contro le eccedenze alimentari sperperate, si stanno muovendo alcune associazioni e aziende: accanto al WWF, impegnato a diffondere la consapevolezza sulle pratiche alimentari sostenibili con il Programma One Planet Food, le catene Auchan e Simply mettono in atto politiche di commercializzazione di prodotti sfusi e attività di recupero di quelli in scadenza, illustrando con dieci vignette le possibilità alternative allo spreco di cibo. La questione, infatti, risiede anche in un fondamento culturale, scevro della necessaria attribuzione di valore a ciò che mangiamo. «Non diamo più valore al cibo e dobbiamo impegnarci a combattere la perdita di questo valore, più che lo spreco in sé - dice Andrea Segrè -. Se gettiamo nella spazzatura una confezione danneggiata lo facciamo perché è diversa. Noi rifiutiamo il diverso. Per migliorare dobbiamo invece lavorare in questa direzione: promuovere le relazioni umane attraverso i beni».
Il Governo, dal canto suo, lo scorso anno ha accettato le linee guida proposte dal Protocollo di Milano (in allegato), promosso dalla Fondazione BFCN (Barilla Center for Food and Nutrition), in favore di stili di vita sani, agricoltura sostenibile e riduzione della metà degli sprechi alimentari entro il 2020.

Anche la tecnologia si pone al servizio di questo auspicabile obiettivo, approntando apposite applicazioni anti-spreco, gestibili tramite smartphone. Bring the food, per esempio, realizzata in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare Onlus, consente alla grande distribuzione, alla ristorazione e ai singoli cittadini di donare il cibo in più ad un ente che assiste le persone indigenti del proprio territorio. In contrasto all′avanzo del pane, Breading permette di creare una rete di scambio tra produttori, panifici, distribuzione ed enti caritatevoli. La piattaforma Senza spreco, invece, fornisce ai soggetti coinvolti nella produzione, distribuzione, trasformazione e vendita agroalimentare la possibilità di vendere a prezzo scontato o donare agli enti benefici prodotti che spesso vengono scartati. A mettere in comunicazione donatori, volontari e Centri raccolta, c′è anche FameZero, la nuova app della Caritas, dedicata al cibo in esubero.

L′ Adoc (Associazione per la difesa e l′orientamento dei consumatori), infine, suggerisce un decalogo per tentare di ridurre metodicamente la quantità di cibo sprecato. Eccolo di seguito:
1. comprare solo l′essenziale, privilegiando la qualità;
2. riutilizzare gli avanzi;
3. surgelare gli avanzi di cibo in porzioni monoposto;
4. acquistare meno e più spesso;
5. predisporre gli avanzi per una donazione agli enti di assistenza;
6. evitare le offerte promozionali che inducono a comprare di più per spendere di meno;
7. riporre frutta e verdura nel frigorifero nel modo più adeguato;
8. conservare il pesce nel frigorifero oppure congelarlo;
9. moderare le porzioni da servire;
10. mangiare lentamente per consentire la digestione e l′assimilazione di più portate.

Report_Fao [.pdf] [english]
Protocollo_di_Milano [.pdf]

Fonti: Repubblica.it, LifeGate, LifeGate, Non Sprecare, LifeGate

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