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Lusetti - «Recidere il cordone che ci lega ai partiti»


«Basta dare soldi alla politica. È il momento di recidere il cordone che ci lega ai partiti e che, come emerge dalle inchieste di questi giorni, continua a condizionare le nostre attività». E′ questa la volontà della cooperazione espressa con forza dal presidente di Legacoop nazionale Mauro Lusetti, dopo le vicende che hanno interessato alcune imprese cooperative, l′ultima delle quali - la Cpl Concordia - è stata accusata di false fatturazioni e creazioni di fondi neri.

Mauro Lusetti, intervistato dalla testata ′Il Tempo′, difende gli oltre 13 milioni di lavoratori (tra soci e dipendenti) e l′8% del Pil generati dai principi di mutualità, solidarietà e democrazia del mondo cooperativo, non negando l′esistenza di alcune macchie isolate che, tuttavia, pur essendo state un tempo un pezzo integrante del sistema, hanno deciso di rinunciare ai valori fondanti: per questo motivo, non possono deturpare l′interezza del movimento e risucchiarlo nell′oblio della disonestà, facendo di tutta l′erba un fascio. Il compimento di reati, inoltre, può essere accettato come tale solo dopo che la giustizia lo ha accertato effettivamente dal punto di vista legislativo, non prima. «In un mercato complesso e opaco come quello nel quale operiamo è chiaro che anche il nostro sistema non è immune da fenomeni di corruzione. Solo qualcuno, non la stragrande maggioranza dei cooperatori, si è omologato a queste pratiche. Per questo la magistratura ha il dovere di fare il suo corso e appurare se ci siano reati. Ma ricordo che già sotto Tangentopoli, momento che ho vissuto personalmente, decine dì cooperatori furono arrestati nel clamore mediatico e uscirono indenni dalla bufera giudiziaria per mancanza di prove. Dunque chi ha sbagliato deve pagare, senza sconti. Ma attenzione ai processi sommari».

A generare un sistema corrotto con cui molte frange cooperative hanno dovuto fare i conti in un quadro economicamente critico, è stata anche l′inezia della politica che non ha reso il mercato trasparente: il presidente Lusetti, per combattere questo atteggiamento e ripristinare la lealtà d′animo in chi opera in forma cooperativa, auspica la reintroduzione del reato di falso in bilancio e l′unione delle cooperative rosse e bianche in un unico robusto corpus attraverso il lavoro in atto all′interno dell′Allenza della Cooperative Italiane.
Per quanto riguarda la politica, poi, nonostante contiguità e pressioni, la cooperazione sta pian piano sciogliendo quel forte vincolo che la legava ad essa in tempi passati. La stessa Legacoop, considerata l′organismo di riferimento delle cooperative di sinistra, nel congresso dello scorso dicembre aveva dichiarato fermamente, per bocca di Mauro Lusetti - «Io non ho più la tessera di partito. L′ho avuta 30 anni fa. Sono nato e cresciuto cooperatore. La politica non mi ha mai cercato» - , di non voler più oliare gli ingranaggi della politica con i suoi soldi. Ed il primo passo nel cammino verso l′autonomia dovrebbe coincidere con un caposaldo dell′azione cooperativa, ovvero il rispetto dei codici di comportamento e dei protocolli di legalità.

Laddove questa legalità non è stata rispettata e gli inquisiti si sono rivelati rei - il caso di Mafia Capitale ne è un esempio -, Legacoop non si è parata gli occhi, ma ha provveduto a sollevare i dirigenti dai propri incarichi, oltre che a restituire tutti i contributi ricevuti.
In merito alle agevolazioni fiscali di cui gode l′impresa sociale, invece, Mauro Lusetti ha precisato che, in questi anni di crisi, l′incremento di lavoro ha determinato un conseguente incremento del gettito versato all′erario: il vantaggio in questo caso si è trasformato in un costo maggiore.

Nonostante le speculazioni che coinvolgono il sistema in questa delicata fase storica, il vertice della cooperazione - interpellato a scrivere la prefazione di un libro sulla presenza delle Coop rosse in Sicilia durante l′inchiesta di Tangentopoli - si è, infine, detto fiducioso rispetto alla possibilità di uscirne indenni, scegliendo di scommettere per la legalità e la trasparenza: «Sono presidente solo da pochi mesi. Ma ho messo al primo punto del mio mandato la lotta all′illegalità. È la mia scommessa. Per questo mi sento un cooperatore che non rinuncia all′idea di essere fedele alla missione del movimento: ridurre le differenze e dare lavoro».

Fonte: Il Tempo

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