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Monterotondo (RM) - L′assistenza domiciliare che funziona in rete


Oltre il 94% degli utenti intervistati (43 sui 54 totali) esprime soddisfazione rispetto alle prestazioni ricevute nell′ambito dell′assistenza domiciliare: la voce di chi quotidianamente viene preso in cura restituisce una percezione positiva del servizio fornito dall′équipe che fa capo alla Cooperativa Patatrac e al Consorzio Parsifal nel territorio di Monterotondo (RM). E′ questo il principale risultato emerso nel corso dell′incontro "Prospettiva anziani. Qualità partecipata ed evoluzione dei servizi nel comune di Monterotondo" che si è svolto martedì 24 marzo presso la Biblioteca comunale "Angelani": le diverse realtà coinvolte nell′attuazione del welfare dedicato alla Terza Età hanno disposto sul tavolo della discussione modalità, obiettivi raggiunti e prospettive di miglioramento di un lavoro che mette al centro la persona in tutta la sua peculiare complessità.

Prima a prendere la parola, l′assessore ai Servizi Sociali Anna Foggia ha ribadito l′importanza dell′occasione per condividere, non solo con i soggetti della rete, ma anche con realtà associative, organismi istituzionali e cittadinanza, potenziale beneficiaria, la situazione assistenziale di Monterotondo, dove il SAD viene garantito grazie ad una fitta collaborazione che si sviluppa su diversi livelli a partire dal vertice amministrativo. Francesca Moreschi, responsabile dell′ufficio pianificazione sociale per quanto riguarda i servizi socio-sanitari dei comuni romani di Monterotondo, Mentana e Fonte Nuova, è entrata nel dettaglio della procedura di appalto triennale aggiudicato nel 2013 al Consorzio Parsifal, dopo la gestione in seno alla cooperativa sociale "Quadrifoglio". Operatori e operatrici, tornati ad essere una squadra di professionisti dopo il passaggio, sono impegnati in un SAD integrato che si rivolge sia a disabili che ad anziani.

Come ha fatto notare la referente per l′area anziani Luisa Potena, si tratta di un lavoro che richiede, oltre che rispetto per la persona, un approccio molto delicato, "un′entrata in punta di piedi nel contesto di appartenenza": il passaggio da una gestione all′altra è stato avvertito, ma senza creare quel fastidio che avrebbe scombussolato l′anziano nel suo rapporto con ciò che gli è più caro: la casa, nucleo depositario di memoria e affetti. L′assistente sociale ha inoltre fatto sapere che è in programma la modulazione di piani d′intervento con pazienti aventi fragilità particolari, come le malattie croniche e oncologiche. Anche la Cooperativa Patatrac, dal canto suo, sta svolgendo un lavoro di ricerca per approntare nuove modalità operative nell′ambito dell′assistenza, come annunciato dal presidente Anna Vettigli.

Il Servizio di Assistenza Domiciliare: modalità e obiettivi
La discussione è poi passata ad indagare più nel dettaglio la prestazione domiciliare che vede Donatella Girgenti rivestire il ruolo di coordinatrice del SAD per la Cooperativa Patatrac: si tratta di un lavoro d′équipe che comprende l′interazione di professionalità variegate quali uno psicologo, due assistenti sociali, un educatore professionale, impegnati nel coordinamento di dieci operatori tra titolari e sostituti.
Dall′incontro tra una richiesta di sostegno che necessita di essere accolta ed un servizio pronto ad attivare strategie e risorse in funzione di questa, si sviluppa un sistema di lavoro integrato che prevede l′interazione del gestore con il comparto del servizio sociale, le strutture del territorio, la famiglia dell′anziano assistito, le attività di formazione e supervisione, oltre che le riunioni di confronto con l′équipe. Un meccanismo che contempla come punto di partenza, nonché cardine dell′impegno, l′essere umano: l′obiettivo fondamentale dell′assistenza domiciliare, come ha spiegato Donatella Girgenti, è la presa in cura dell′anziano all′interno del sicuro ambiente domestico, favorendone la permanenza, anche in situazioni di gravità, tra le mura entro le quali ha dipanato/intessuto i fili di tutta la propria esistenza - Norberto Bobbio ne ha centrato l′essenza vitale in una frase emblematica: "Penso alla mia condizione di anziano e mi rendo conto del piacere che provo a stare a casa mia [...], nel luogo dove potrei girare ad occhi chiusi. La mia casa è il luogo della mia vita. Guai se mi sradicassero".

Oltre ad erogare diverse prestazioni a carattere integrativo e di supporto fisico e psicologico presso il domicilio dell′utente (deambulazione, igiene ambientale e personale, disbrigo pratiche, alimentazione, attività para-sanitarie), volte anche ad evitare l′emarginazione sociale e a sostenere il caregiver, il SAD punta a rinforzare l′autonomia, lavorando al fianco della persona per tirar fuori le risorse di cui dispone e rispondere in modo flessibile al bisogno, senza però sostituirsi ad essa. Come sostiene Giovanni Braidi, è nella consapevolezza del proprio fare nei confronti della persona che si condensa il valore del lavoro di assistenza.
In un contesto economicamente sfavorevole in cui gli anziani sono spesso esclusi dalla rete parentale e sociale, sempre più affetti da malattie croniche, la coordinatrice ha infine parlato della necessità di massimizzare l′integrazione degli interventi coinvolgendo tutte le figure predisposte all′assistenza.

Il report: customer satisfaction e qualità
La Dott.ssa Sabrina Olivieri (nella foto) del Consorzio Parsifal ha poi illustrato il report analitico sul servizio svolto nel comune di Monterotondo, elaborato a partire dal concetto strategico di ′customer satisfaction′: valutare il grado di soddisfazione dell′utente in quanto cliente fruitore implica, da parte degli operatori del sociale, la considerazione di diritti e competenze decisionali che altrimenti non verrebbero messi sotto la lente, oltre che l′assunzione inderogabile di maggiori responsabilità nell′attuazione del lavoro.
Per poter giudicare, l′utente deve esprimersi sul valore dell′oggetto-servizio sulla base di quattro fattori: qualità socio-assistenziale (relativa alle prestazioni fornite dall′operatore), qualità organizzativa (ovvero la capacità di predisporre le regolari attività della squadra), qualità sociale (capacità di far partecipare l′utente alla vita del territorio), qualità relazionale (passaggio di informazioni all′utente e alla famiglia). A definire il valore dell′assistenza contribuisce anche la reputazione: il livello di fiducia reciproca tra utenti, operatori, coordinatori e tecnici del servizio sociale e la credibilità che si costruisce fattivamente la cooperativa fondano un vincolo emotivo fondamentale.

Il questionario

Pur considerando che non esistono criteri univoci per misurare il livello di soddisfazione di un utente, è stato utilizzato lo strumento metodico del questionario: 38 domande somministrate, da un educatore professionale esterno al servizio, a 43 utenti sui 54 totali, nei mesi di settembre-ottobre 2014. Il 33% di questi ha tra i 75 e gli 84 anni, mentre il 22% supera gli 85; inoltre, accanto al 80% di utenti anziani, un altro 20% è disabile.
Sulla base dei quattro fattori qualitativi, gli interrogativi proposti miravano ad indagare vari aspetti: dalle sensazioni, positive e negative, provate dall′utente nel rapporto con l′operatore per valutare il livello di intimità esistente e il rispetto dell′autonomia individuale - il 62% non sente imbarazzo nell′essere aiutato a lavarsi, mentre il 93% non è infastidito dal fatto che i propri oggetti vengano toccati - alla reperibilità del coordinatore secondo i bisogni; dalla richiesta di eventuali cambiamenti nelle prestazioni - il 46% degli utenti vorrebbe un aumento delle ore di servizio, mentre il 13% cambierebbe il numero degli operatori, ad indicare una difficoltà nell′approccio con una rotazione troppo frequente degli stessi e quindi una diversa modalità di intervento - alla valutazione di competenza degli operatori. Per quanto riguarda l′organizzazione del servizio, è stata valutata soprattutto la regolarità nell′erogazione (il 35% non ha ottenuto la prestazione), la tempestività delle comunicazioni in caso di mancata prestazione, l′eventuale traccia di disagio in caso di cambiamento dell′operatore (il 44% degli utenti lo ha avvertito, il 56% no), il rispetto delle quotidiane abitudini dell′utente. Oltre ad evincere una generale soddisfazione rispetto al servizio reso, l′analisi ha posto un occhio di riguardo sulle criticità derivanti da quelle percentuali che, pur basse, richiedono maggiore attenzione, poiché designano i sentieri da intraprendere nella direzione di una buona riuscita del SAD.

In conclusione, auspicando la continuazione del cammino nella medesima direzione, Sabrina Olivieri si è soffermata sui prossimi obiettivi di miglioramento: lavorare sul gruppo operativo, rafforzare il servizio di controllo telefonico degli utenti, ampliare la comunicazione di rete sul territorio. Sullo stesso concetto di rete ha incentrato il suo intervento la responsabile del CAD della Asl Luisiana Colombo, concentrandosi in particolare sull′importanza dell′integrazione quale soluzione di continuità tra i vari organismi impegnati responsabilmente nel garantire un′assistenza multidimensionale all′utente, fulcro del lavoro di cura nell′insieme delle sue condizioni: è una sfida improrogabile la costruzione di un′ampia rete che metta in condivisione il bagaglio di conoscenze degli ambiti sanitario e sociale in virtù di una collaborazione proficua, sfida che però richiede un enorme sforzo di volontà da entrambe le compagini.
Ancor di più si riesce a cogliere appieno la necessità di questa sfida se si considera - come è emerso dalla discussione finale - che l′assistenza domiciliare serve solo il 3% della popolazione anziana, anche perché alla base manca una cultura dell′autonomia della persona: di contro il pensiero va direttamente all′ospedalizzazione, mentre invece un servizio a domicilio garantito nella modalità migliore aiuterebbe a presidiare l′autonomia individuale prima di arrivare a spendere soldi nella sanità.

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