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Roma - Pennesi: le caratteristiche dell′appalto genuino (1)

paolo pennesiSi è tenuto lo scorso martedì a Roma - organizzato da Legacoopsociali - un workshop sul tema della distinzione tra appalto di servizi e somministrazione di lavoro nelle attività sociali e sanitarie in cui è impegnata la cooperazione sociale. Centrale, nel corso dei lavori, è stato l′intervento di Paolo Pennesi, della direzione generale per l’attività ispettiva del Ministero del lavoro.

Le novità della Legge Biagi. «Potrà stupire - ha detto Pennesi - ma in realtà il D. Lgs. 276/2003, conseguente alla Legge delega 30/2003 (la cosiddetta Legge Biagi), non ha introdotto cambiamenti rivoluzionari sui principi e sui valori già sottesi alla precedente Legge 1369/1960. Il legislatore, ora come allora, continua ad avere la massima attenzione a non confondere somministrazione di manodopera ed erogazione di servizi in appalto».

In realtà, nel corso di 30 anni, è il mondo ad essere profondamente cambiato. Il legislatore non poteva non tenerne conto: ci sono nuovi meccanismi con i quali l′economia realizza vantaggi. Tali meccanismi devono essere governati nell′ambito dei nostri valori e dei nostri principi ordinamentali, ma è vano tentare di contrastarli. Già nel corso degli anni novanta, due fondamentali tabù erano caduti. Il primo tabù consisteva in un divieto assoluto: il lavoro - dice la Legge 1369 - non si compra. In realtà è stato già il cosiddetto pacchetto Treu, nel 1996, ad introdurre l′intermediazione di manodopera nel mercato. Il secondo tabù era nella presunzione - anche questa indiscutibile - per cui la prestazione interpositoria si rintraccia ogni volta che il prestatore non utilizza attrezzature e mezzi propri.

«Si prenda ad esempio - ha detto Pennesi - il mondo dell′edilizia. Com′era trent′anni fa e com′è oggi. Negli anni settanta, all′ispettore del ministero che entrava in un′impresa edile veniva consegnato un libro matricola corposo. L′impresa assumeva impiegati, geometri, ingegneri, segretarie, carpentieri, idraulici, elettricisti, mattonatori, ecc. Il motivo è semplice: a quel tempo l′impresa realizzava l′opera dall′A alla Z. Oggi le grandi imprese edili hanno pochissimi dipendenti, per lo più figure professionali direttive, che si occupano di progettazione, sviluppo e controllo. Sono imprese, con grandi capacità finanziarie, che decentrano tutto il processo produttivo: comprano terreni, progettano l′opera e danno in appalto la sua esecuzione».

«Trent′anni fa era impensabile un′impresa di soli carpentieri, che rende "servizi di carpenteria" ad un′altra. Gli ispettori valutavano un′attività del genere, senza alcun dubbio, interposizione di manodopera. "Perché in fondo - si diceva - quali sono i mezzi propri di una tale impresa? Un martello, i chiodi e un casco di protezione?". Oggi invece esistono imprese ben più specializzate. Alcune, per esempio, si occupano soltanto di montaggio e smontaggio di impalcati e macchine di movimentazione all′interno dei cantieri. Montano e smontano gru e strutture non loro, ma hanno abilità e know-how specifici. Non è più in discussione che, benché usino mezzi e attrezzature dei committenti, la loro attività consista in un servizio».

continua »

La foto di Paolo Pennesi è tratta da Report

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