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Roma - Pennesi: le caratteristiche dell′appalto genuino (2)

« segue

paolo pennesiPaolo Pennesi ha proposto perciò l’elenco delle caratteristiche essenziali dell’appalto genuino. Precisando che, tuttora, non esiste una definizione univoca, si è valso, in partenza, della nozione civilistica di appalto.

Primo. L’appalto genuino non può comunque prescindere dall’utilizzazione di mezzi propri da parte dell’impresa, se tale utilizzazione, per la natura dell’opera, è necessaria. «Si guardi, per restare in edilizia, l’affidamento in appalto di uno scavo. E’ evidente che, in un caso del genere, l’impresa appaltatrice deve disporre in proprio di ruspe, pale meccaniche, escavatori, ecc. Se fornisse soltanto gli operai che usano i mezzi dei committenti, sarebbe interposizione di manodopera».

Secondo. L’appalto, per essere genuino, deve essere condotto da un’impresa. Un’impresa che gestisca, a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro. «Il rischio d’impresa è un elemento imprescindibile – ha detto Pennesi -. Un’impresa che vende il costo del lavoro puro, quando questo rappresenta la quasi totalità dei costi di gestione di un servizio, non sta rischiando nulla».

Terzo. L’appaltatore deve esercitare il proprio potere direttivo nei confronti dei lavoratori. «Il rapporto tra committente e lavoratori deve essere necessariamente mediato, triangolare». In un appalto genuino l’impresa ha i propri referenti e le proprie figure di raccordo che curano l’organizzazione del servizio. Attenzione, però: questo è un elemento indefettibile, ma residuale perché da solo non basta a qualificare come genuino un appalto.

Ultimo requisito. L’oggetto della vendita specifica deve poter essere appaltabile. «Si prenda il caso di un appalto che affidi a terzi servizi sanitari tramite infermieri che si inseriscono nei turni di lavoro del personale di ruolo. Come può, ontologicamente, essere un appalto? A mio parere – ha continuato Pennesi – anche l’affidamento a terzi della gestione dell’intero servizio infermieristico non può qualificarsi appalto. Perché l’impresa esecutrice può avere anche una caposala o un coordinatore. Ma gli infermieri rispondono in tutto e per tutto al medico primario, non all’impresa. A maggior ragione un servizio infermieristico non integrale è da ogni punto di vista somministrazione di lavoro e non appalto».

La foto di Paolo Pennesi è tratta da Report

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