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Welfare - Piani di zona: lo stato dell′arte



Piani di zona: strumento e risorsa a favore del welfare di comunità, non ancora equamente distribuito sul territorio nazionale. È quanto emerge dal rapporto di ricerca  “L’esperienza dei piani di zona e dei piani regolatori sociali. La spesa sociale dei Comuni”, promosso dallo Spi Cgil e presentato a Roma martedì 11 maggio.
La ricerca, riferita al quadriennio 2004-2008, è stata condotta su un campione di 118 piani di zona rappresentativi del paese e sui bilanci dei Comuni con più di 30 mila abitanti, coinvolgendo complessivamente dodici regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.
L′indagine descrive lo stato dell′arte di uno strumento introdotto dieci anni fa dalla legge 328 di riforma dell′assistenza sociale, per programmare e governare a livello locale i servizi di aiuto alla persona: se da un lato emerge il potenziamento generale dei piani di zona, allo stesso tempo sono state messe in evidenza le disparità territoriali ancora esistenti sul piano organizzativo e nelle dotazioni finanziarie: a  Sud, mediamente, il piano di zona gestisce risorse pari al 40% di un Piano attivato nelle regioni del Nord e circa il 60% degli organismi attivati nelle aree territoriali del Centro; nel 40% dei piani di zona riformulati nel triennio 2007-2009 è stata prevista l’attivazione di almeno un nuovo intervento o servizio (finanziato con la spesa corrente), rispetto alla tradizionale gestione del singolo Comune.
Grazie ai piani di zona sono stati attivati in questi anni nuovi servizi, in particolare quelli rivolti agli anziani, all’infanzia e alle persone disabili; città come Modena, Reggio Emilia, Roma, Avellino e Salerno destinano la maggior parte di risorse finanziarie per gli interventi domiciliari. Risultano inadeguate, secondo il rapporto, le quote destinate al contrasto della povertà e gli sforzi verso l’integrazione tra sistema sociale e servizi per l’occupazione, l’istruzione e la formazione.
Afferma Celina Cesari, responsabile delle politiche sociali dello Spi Cgil: "Per il sistema socio sanitario del nostro Paese l’introduzione della legge 328/2000 ha rappresentato un’importante svolta nel ridisegnare il welfare. In modo particolare ha prodotto un impatto diretto di rilievo sul welfare del territorio, attraverso l’introduzione dei Piani di Zona. Il Sindacato pensionati in questo percorso, attraverso i numerosi tavoli di concertazione attivati, è stato tra gli attori protagonisti."
Altro aspetto messo in evidenza dalla ricerca riguarda la progressiva esternalizzazione delle funzioni sociali comunali, affidata prevalentemente ad aziende speciali (25,4%) e consorzi per la gestione di servizi senza rilevanza economica (17%): il 63% delle esternalizzazioni riguardano servizi di assistenza, beneficienza pubblica e servizi alla persona. Circa il 20% riguarda, invece, asili nido, servizi per l’infanzia e minori; il 17%, infine, interessa le case di riposo e le strutture residenziali. Tale processo risulta più evidente nel Centro-Nord (Mantova, ad esempio, affida servizi d’ambito sociale a 12 esterni) rispetto al Sud, dove solo un Comune su 17 ricorre all’esternalizzazione delle funzioni sociali.
Traguardo successivo sembra essere, attualmente, il raggiungimento di una maggiore uniformità nell′impiego e nell′applicazione di un utile strumento legislativo sull′intero territorio nazionale.
                                                                                                                      F.P.

Documenti
Report .zip [1015 KB]

Fonte: Cgil - Spi

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