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Microcredito - Grameen Bank, attacco a Yunus



Muhammad Yunus, fondatore di Grameen Bank, ha resistito in prima battuta al tentativo di essere cacciato dall′istituzione da lui voluta nel 1974. L′idea della "banca dei poveri" gli venne nel pieno della carestia che decimò il Bangladesh. Yunus, per contrastare la fame, provò, con molta semplicità, a prestare l′equivalente di pochi dollari a chi non aveva neanche gli strumenti base per impagliare degli sgabelli. Il capitale iniziale della banca fu di 29 dollari.
Oggi il pioniere mondiale del microcredito, premiato col Nobel per la pace nel 2006, è oggetto - secondo i suoi supporters - di una campagna diffamatoria ordita dal governo bengalese. L′esecutivo guidato da Sheikh Hasina vorrebbe infatti accaparrarsi il controllo della banca. Nel Paese Grameen concede crediti a otto milioni di persone, soprattutto donne. La sua nazionalizzazione permetterebbe al governo di rafforzare il proprio potere.

In effetti le accuse nei confronti di Yunus sono troppe per essere davvero fondate e appaiono pretestuose. La premier Hasina era contrariata già quattro anni fa, quando il "banchiere dei poveri" decise di impegnarsi in politica accusando di corruzione la classe al potere. «Yunus - dice - ha succhiato il sangue dei poveri, altro che aiutarli». Secondo il governo, che possiede il 25% del capitale di Grameen, Yunus avrebbe abusato della sua posizione per favorire amici e parenti, utilizzato altre società per traffici di valuta e nascosto dati al fisco.



La direzione della banca ha già esautorato il premio Nobel. Il consiglio di amministrazione, invece, lo avrebbe riconfermato nel suo incarico di direttore generale, respingendo le motivazioni avanzate dal ministro delle finanze Abul Maal Abdul Muhith. Questi non ha negato che Yunus sia un «uomo di alto rango, assolutamente degno del massimo rispetto». Ma, avendo compiuto settant′anni, «deve andare in pensione». Il ministro, che di anni ne ha 77, ha dichiarato: «abbiamo bisogno di ridefinire il ruolo della banca e portarla sotto stretta regolamentazione».

Yunus è stato arrestato ed il giorno dopo scarcerato. Subito ha fatto ricorso, oltre che a causa del licenziamento, anche contro la chiusura della fondazione che porta il suo nome. A giorni la corte suprema si pronuncerà sul merito della vicenda.
Intanto Hillary Clinton, sua amica da trent′anni, e vari personaggi famosi, fra cui Nelson Mandela e lo scrittore Paulo Coelho, hanno pubblicamente reso nota la loro solidarietà a Yunus. I suoi sostenitori hanno usato facebook per organizzare la Global Support Yunus Week!, una rete mondiale che in questi giorni ha realizzato dei meet up di fronte alle ambasciate del Bangladesh a Parigi, Berlino, Porto, Honk Kong e Los Angeles. L′iniziativa, a Roma, è stata promossa da Asvi (Agenzia per lo sviluppo del non profit): come nelle altre capitali i supporters hanno manifestato pacificamente indossando tutti una maschera con il volto di Yunus.



Gli attacchi a Yunus arrivano in un momento in cui verso i microprestiti si registra una crescente ostilità. In India i politici hanno accusato i banchieri che promuovono il microcredito di sciacallaggio verso i poveri e, in alcuni luoghi, hanno vietato il recupero delle somme. Sam Davis Harris, direttore della campagna delle Nazioni Unite per il credito ai poveri, è uno strenuo difensore di Yunus. In una recente conferenza stampa a Washington ha detto che sono «190 milioni le famiglie che beneficiano della microfinanza. La gran parte di loro - quasi seicento milioni di persone - non possiede nulla e non ha accesso ai prestiti commerciali». «Nessun′altra misura al mondo - ha concluso - ha mai raggiunto gli stessi risultati del microcredito in termini di lotta contro la povertà».

Eppure anche Harris non nega le difficoltà. «Bisogna distinguere - dice - tra istituti come Grameen e la "finanza pescecane"». E fa i nomi di due grossi gruppi, Compartamos in Messico e Sks, per l′appunto, in India. «Troppa gente desidera fare soldi alle spalle dei poveri» sostiene anche Fazle Abed, fondatore di Brac (la più grande Ong mondiale per lo sviluppo). «E′ una tendenza che preoccupa, perché rischia di screditare questo strumento, che finora si è dimostrato in assoluto il più efficace per contrastare la miseria».


Fonti
The Guardian
La Repubblica
Asvi

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