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Dhaka - Yunus scagionato, ma è fuori da Grameen



Alla fine anche il governo del Bangladesh, guidato da Sheikh Hasina, ha dovuto arrendersi all′evidenza. Le imputazioni rivolte a Muhammad Yunus sono state ritenute infondate dalla commissione d′inchiesta nominata dall′esecutivo bengalese. A suo carico, essenzialmente, vi era l′accusa di aver distratto fondi destinati a Grameen, la banca da lui stesso costituita per concedere microcrediti ai poveri.
L′attestazione di innocenza è stata resa pubblica dal ministro delle finanze Abul Maal Abdul Muhith, proprio quello che a marzo aveva giustificato la destituzione di Yunus dal vertice della banca. Troppo vecchio, aveva detto. Già dieci anni fa, secondo il governo, il premio Nobel per la pace sarebbe dovuto andare in pensione. «E′ un uomo di alto rango, assolutamente degno del massimo rispetto - aveva dichiarato il ministro -, ma occorre ridefinire la regolamentazione di Grameen Bank».

Le accuse furono mosse a Yunus lo scorso novembre, quando il film-documentario Caught in Micro-debt del regista danese Tom Heinemann andò in onda sulla televisione norvegese. L′inchiesta giornalistica denunciò a suo carico l′appropriazione indebita, a scopi privati, di sette miliardi di taka (equivalenti a 96 milioni di dollari), donati a Grameen dall′esecutivo di Oslo.
«Siamo sicuri di questo reato - aveva affermato Heinemann in un′intervista a Banglanews24 -: lo abbiamo riscontrato in una serie di documenti segreti che sono stati inviati dall’allora direttore di Norad, la compagnia statale norvegese che si occupa di aiuto internazionale, all’ambasciata di Dhaka».



Il film-documentario mise in contrapposizione, in tutto il mondo, due fazioni: pro e contro Yunus. Il quale, intanto, era stato anche arrestato e, dopo un giorno, scarcerato.
Tra i difensori del "banchiere dei poveri", la giornalista Gayle Ferraro aveva però subito svelato alcuni grossolani errori di Heinemann.
Una delle prove principali del film maker danese si fondava infatti sull′intervista a Narunnahar, figlia di Sophia Begum, cioè della prima persona ad aver beneficiato di un prestito di Yunus. Nel 1974 Sophia aveva avuto da lui i soldi per mettere in proprio la sua attività di produzione di sgabelli. Fino a quel momento era stata costretta ad affittare gli strumenti-base per il lavoro. Col risultato che, dopo una giornata piena, le rimanevano in tasca appena due centesimi di dollaro. Insufficienti per sopravvivere anche in Bangladesh, uno dei Paesi più poveri del mondo. In Caught in Micro-debt, Narunnahar raccontava però che sua madre era morta nel 1998 in miseria. Heinemann ne traeva la conclusione che, addirittura in questo caso esemplare, il microcredito si era dimostrato inutile. Una misura di contrasto alla povertà come minimo sopravvalutata.

Ferraro rivela nel suo contro-documentario che Yunus, per difendere la privacy della donna che aveva aiutato, aveva usato uno pseudonimo. La questione sollevata dall′inchiesta norvegese si basa su un equivoco: Heinemann ha sbagliato persona. La vera Sophia Begum si chiama Chaba Katun, è viva, ha beneficiato di più microprestiti, ha potuto mettere davvero in piedi la sua attività artigianale in forma autonoma ed è riuscita a mandare avanti la famiglia. E′ perfino proprietaria di una bella casa di bamboo, al centro del villaggio. Grameen Bank l′ha aiutata davvero e lei non è più povera.



Così, in definitiva, a cosa è servito il documentario di Heinemann? Per l′economista francese Jacques Attali, esperto di microcredito, Caught in Micro-debt è riuscito ad offrire su un piatto d′argento quella scusa per attaccare Yunus che il governo di Hasina cercava da anni.
Il banchiere ha infatti due colpe agli occhi dei suoi avversari politici. La prima è di aver annunciato, nel 2007, la volontà di costituire un nuovo partito - denominato Nagorik Shakti (Potere ai cittadini) - per combattere la corruzione dilagante nel Paese. La seconda è di aver ricevuto il premio Nobel, cui la stessa Hasina ambiva per i meriti di cui lei si vanta, primo fra tutti la firma, nel 1997, del trattato di pace tra il Bangladesh e la popolazione indigena delle Chittagong Hill Tracts (Cht).

In effetti Hasina non è un politico comune. E′ l′unica figlia rimasta in vita di Sheikh Mujibur Rahman, il padre della nazione bengalese massacrato dall′esercito nel 1975 con tutta la sua famiglia. Soltanto lei si salvò, per un caso: in quel momento era in Germania. Tornata in Bangladesh, riuscì a districarsi nell′avvelenata contesa politica del suo Paese, che per più di quindici anni ha vissuto sotto la legge marziale, e a vincere democraticamente le elezioni. Fatto che, in uno Stato prevalentemente musulmano, è molto raro per una donna.


 
Oggi si può concludere che, nella contesa con Yunus, ha comunque vinto lei. Il 6 aprile, infatti, l′appello di Yunus contro il pensionamento forzato è stato respinto dalla Corte di giustizia del Bangladesh. Hasina, che contava sul favore dei giudici, non ha più bisogno di infierire contro di lui. Ora la premier bengalese ha, nei fatti, il pieno controllo di Grameen, poiché esprime il 25% dei voti degli azionisti, anche se in realtà possiede meno del 4% del capitale. I veri proprietari della banca sono proprio i poveri che ricevono i prestiti, i quali, tutti insieme, detengono il 96% delle azioni. Dunque l′interesse di Hasina, adesso che Yunus è fuori gioco, è di non screditare la banca. Ecco perché, sia pure per ultimo, quando, da tempo, tanto l′Onu quanto la stessa Norvegia avevano verificato l′infondatezza dell′accusa di sottrazione indebita, il governo di Dhaka ha ammesso che Yunus non ha violato alcuna legge.

 
Notizie correlate
Microcredito - Grameen Bank, attacco a Yunus [20/03/11]

Link utili
Youtube - Caught in Micro-debt
The Cristian Science Monitor - Micro-lending genius Yunus: Why he was done wrong di Jacques Attali [08/04/11]
Foreign Policy - Is This the End for Muhammad Yunus? di David Bergman [15/03/11]
Grameen Foundation Blog - Kathleen Odell Responds to Caught in Micro-debt Documentary [10/02/11]
Come Don Chisciotte - Ma il microcredito è una favola? (traduzione italiana dell′intervista a Tom Heinemann pubblicata su Banglanews24) [06/12/10]
Corriere della Sera - Accuse al "banchiere dei poveri": «Ha sottratto 47 milioni di euro» [02/12/10]

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