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| Torna all'elencoIntervistiamoci! I volontari SCU si raccontano/8
Il progetto si articola in una rete di interventi integrati che mettono al centro la prevenzione del disagio, il contrasto all’isolamento e lo sviluppo dell’autonomia personale e sociale. I percorsi sono costruiti attorno alla persona e mirano all’empowerment concreto, e dunque non solo al sostegno scolastico, ma anche alla crescita emotiva, relazionale e civica di chi ne beneficia.
L’insieme delle attività è, perciò, molto ampio e strutturato: gruppi studio e aiuto compiti per rafforzare metodo e motivazione; laboratori di potenziamento cognitivo e linguistico, attraverso letture, attività pratiche e riflessioni guidate; laboratori creativi e tematici – musica, cucina, fotografia, arte, giardinaggio – per favorire espressione, scoperta dei talenti e autostima; robotica educativa per avvicinare i più giovani alle discipline tecnico-scientifiche sviluppando logica, collaborazione e problem solving. A questi si affiancano percorsi per l’autonomia – cura di sé, organizzazione degli spazi, orientamento nel territorio, uso responsabile delle tecnologie – e momenti comunitari come feste, uscite culturali, attività sportive e giornate all’aperto, fondamentali per rafforzare il senso di appartenenza e costruire relazioni positive.
In questo meccanismo di rete, la presenza degli operatori volontari del Servizio Civile rappresenta un valore aggiunto e trasversale, in affiancamento all’équipe educativa, arricchendo le attività con energie nuove e uno sguardo vicino a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, e portando avanti in parallelo un percorso concreto di formazione e crescita personale e professionale.
Ascoltiamo dunque cosa hanno da raccontarci Benedetta, Sara, Beatrice ed Emilia, in servizio presso il Centro psico-pedagogico della cooperativa NOA – Nessuno ostacoli l’apprendimento, a Cagliari, quartier generale dell’ente e sede di attuazione del nostro progetto.

Nel parlare delle motivazioni che le hanno spinte a scegliere questo progetto, emerge un filo rosso che unisce tutte e quattro: il desiderio di stare a contatto con le persone, soprattutto con chi vive fragilità, e la volontà di trasformare la teoria studiata in esperienze reali. Beatrice racconta di aver cercato un contesto in cui poter osservare da vicino i processi evolutivi e relazionali delle diverse età, mettendosi alla prova come futura psicologa clinica. Anche per Emilia il progetto rappresenta la naturale prosecuzione dei suoi studi: la psicologia clinica e l’interesse per le neurodivergenze l’hanno spinta verso un’esperienza sul campo che desiderava da tempo. Sara parla invece della volontà di unire ciò che ha studiato alla possibilità di fare davvero la differenza nella vita delle persone, mentre Benedetta parte da una convinzione profonda: ogni individuo ha il diritto di esprimere il proprio potenziale, e poter contribuire a ridurre le barriere che ostacolano l’apprendimento le è sembrata la strada più coerente con la missione di NOA.
Quando riflettono su ciò che le ha arricchite finora, tutte riconoscono il valore della relazione. Beatrice sottolinea quanto abbia imparato a leggere i bisogni anche attraverso i gesti e gli sguardi; Emilia parla del dono che ogni persona porta con sé e della fortuna di lavorare in un contesto accogliente; Sara evidenzia l’importanza del confronto in équipe e delle relazioni quotidiane, che le hanno permesso di crescere sia professionalmente sia umanamente; Benedetta riconosce come l’esperienza abbia rafforzato la sua sensibilità verso l’inclusione e le abbia dato competenze pratiche sempre più solide. Guardando avanti, ognuna di loro si aspetta di continuare a crescere: nella consapevolezza del proprio ruolo, nella sicurezza, nella capacità di osservare e nel vedere i piccoli cambiamenti che, col tempo, diventano grandi conquiste.
Il loro contributo più significativo si riflette nel modo in cui hanno scelto di esserci. Per Beatrice, la presenza costante e l’ascolto sono stati strumenti fondamentali per costruire fiducia con gli utenti e collaborare efficacemente con l’équipe. Emilia sente di aver dato un apporto importante grazie alla sua sincerità e prontezza nelle situazioni più complesse. Sara crede che la sua forza sia stata la capacità di creare un clima sereno e accogliente, fatto di empatia e disponibilità, mentre Benedetta ha contribuito in modo rilevante alla comunicazione interna, promuovendo riflessioni, momenti formativi e un confronto più ricco nel gruppo di lavoro.
Quando raccontano le esperienze che le hanno colpite di più, emergono momenti intensi e significativi. Beatrice ricorda un’attività di autonomia domestica, la preparazione del pranzo: un gesto quotidiano che si è trasformato in un potente esercizio di collaborazione e appartenenza. Emilia parla dei progressi, piccoli ma preziosi, di una ragazza con deficit intellettivo grave: è stato ed è davvero emozionante vedere settimana dopo settimana come strumenti e approcci diversi riescano a stimolarne il linguaggio e la curiosità. Sara ripensa con entusiasmo agli incontri di “Pensami Adulto”, una micro-progettazione specifica promossa dalla cooperativa NOA per persone con disabilità anche più adulte della nostra fascia di riferimento, dove ha visto i ragazzi aprirsi, riflettere e condividere con spontaneità, facendola sentire parte del gruppo. Benedetta racconta un laboratorio di empowerment per adolescenti, dove ha assistito alla trasformazione di un ragazzo inizialmente chiuso in un giovane capace di proporre idee e assumere responsabilità.
Chiudiamo come sempre la nostra chiacchierata con una serie di riflessioni finali e consigli per chi farà l’esperienza dopo di loro: tutte riconoscono che questo percorso le sta cambiando profondamente. Beatrice sta imparando il valore della pazienza e della presenza autentica, e invita chi intraprenderà lo stesso cammino a lasciarsi sorprendere, senza inseguire la perfezione. Emilia sottolinea quanto sia importante creare un clima che faccia sentire le persone davvero a proprio agio, perché è lì che nascono autostima e benessere. Sara vede nel mettersi in discussione e nel chiedere aiuto la chiave per crescere davvero, ricordando che spesso i cambiamenti più grandi iniziano dalle piccole cose. Benedetta, infine, riconosce che l’inclusione è un processo complesso e concreto, che richiede tempo, competenza e umanità: il suo consiglio è quello di coltivare l’ascolto e il lavoro di squadra, perché è nella collaborazione che l’intervento educativo diventa davvero efficace.
Insieme, le loro voci compongono un racconto intenso e sincero, fatto di crescita, relazione e consapevolezza: il ritratto di un’esperienza che ha lasciato segni profondi e che continuerà a formarle molto oltre il tempo del progetto.

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