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GliInsuperabili
Dodici storie a voce sola, e una ghost track. Donne e uomini che hanno cambiato il mondo malgrado la loro disabilità o, forse, proprio grazie a essa.
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Tutti gli episodi della serie, dal primo dedicato a Blind Tom fino ad Alex Zanardi, con in coda la ghost track. Premi play e lasciati raccontare.
Ad aprire la serie, prima dei dodici episodi, c'è anche un trailer di un minuto.
L'idea
Disabile è chi non ha stima di sé
«Disabile è chi non ha stima di sé.»Aforisma attribuito ad Alex Zanardi
La disabilità non è un dato assoluto e oggettivo. È un fatto sociale: dipende da come guardiamo le persone, da cosa le abitudini e le disattenzioni di una comunità ci inducono a credere.
L'aforisma di Zanardi ci ha spinti un passo più in là. Non conta solo che spesso chi crediamo disabile non lo sia. Conta anche il rovescio: chiunque può diventarlo, se lo vuole, se smette di avere fiducia in sé. Zanardi ci fa uscire dal ruolo di osservatori e ci mette tutti in gioco.
A questa riflessione si è legata una passione di Angelo Astrei per i titoli di coda dei film, le storie dimenticate, i personaggi apparentemente minori. Storie su cui si è depositata la polvere dei decenni: persone che hanno compiuto imprese strabilianti e che poi sono state obliate, ricordate al massimo dagli specialisti di un campo. Alcune, a prima vista, possono sembrare malate o disabili. Da qui è nata l'idea di raccontarle a voce sola, per mettere in discussione le nostre convinzioni.
Dodici storie di donne e uomini che hanno cambiato il mondo malgrado la loro disabilità o, forse, proprio grazie a essa. Più una, arrivata dopo, come una traccia nascosta.
Gli episodi
Dodici puntate, pubblicate una al mese, e una ghost track fuori dal conteggio. Ognuna dura poco più di dieci minuti.
Thomas Wiggins, in arte Blind Tom
Georgia, 1849. Thomas Wiggins nasce cieco e schiavo. Proprio perché cieco non lo si impiega nei lavori della piantagione, e così lo lasciano girare libero: passa le giornate ad ascoltare il canto degli uccelli, la pioggia sul tetto di lamiera, il pianoforte su cui studiano le figlie del padrone. Una notte si siede alla tastiera e ripete, nota per nota, quello che ha sentito.
Gli bastava ascoltare un brano una volta per rifarlo per intero: arrivò a un repertorio di migliaia di pezzi. A otto anni era già in tournée, a dieci fu il primo musicista nero a suonare alla Casa Bianca. Per gran parte dell'Ottocento è stato tra i pianisti più celebri e più pagati d'America, eppure di quei guadagni non vide quasi nulla, sfruttato dai suoi tutori per l'intera vita, al punto da passare alla storia come «l'ultimo schiavo».
Come ha fatto un nome così a finire sotto la polvere? Bastano dieci minuti per ascoltarne la storia. Parole, voce, suono e montaggio sono di Angelo Astrei.
Garrincha
Garrincha: calciatore brasiliano con la schiena deformata, una gamba più corta dell'altra di sei centimetri e il quoziente intellettivo di un bambino di quattro anni. I medici lo dichiararono invalido e gli sconsigliarono di praticare il futebol.
Divenne due volte campione del mondo e fu, forse, il più grande di tutti, più ancora di Pelé. Perché disabile, come dice Alex Zanardi, è solo chi non ha stima di sé.
Bertha Pappenheim, Anna O.
Questa volta la protagonista è una donna, e non aveva soltanto un motivo per essere discriminata. Bertha Pappenheim: ebrea, giornalista, scrittrice, attivista politica, femminista. Un genio anticonformista, ancora poco valorizzato e riconosciuto.
Perché è tra Gli Insuperabili? Non possiamo dirlo senza svelare troppo. È una storia che sembra incredibile, condensata in dieci minuti. Anche la voce, i suoni, il montaggio e le immagini sono di Angelo Astrei.
Jean-Dominique Bauby, Jean-Do
Dopo gli Stati Uniti di Blind Tom, il Brasile di Garrincha e la Vienna fin de siècle di Anna O., ci spostiamo in Francia, a Berck-sur-Mer, 200 chilometri a nord di Parigi.
Se cerchi Berck-sur-Mer, trovi spiagge ventose e centinaia di aquiloni sull'Atlantico. La vicenda che ci interessa si svolge però in un luogo chiuso: la stanza 119 dell'ospedale marittimo, dove Jean-Dominique Bauby ha vissuto dal 1995 al 1997.
Redattore capo di Elle, Jean-Do era un uomo affascinante, all'apice della carriera: una vita agiata, due figli e una smisurata passione per il bello. Da qui in poi tocca all'ascolto: capirai perché un uomo così è un Insuperabile, forse uno dei più grandi.
Helen Keller e Anne Sullivan
Oggi le storie sono due. Siamo di nuovo negli Stati Uniti, a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Helen Keller è scrittrice, attivista e insegnante, sordocieca da quando aveva diciannove mesi. Anne Sullivan, ipovedente, è la sua educatrice. Due donne che hanno abbattuto le barriere trasformando i loro limiti in virtù.
Il racconto di Angelo incrocia più di una riflessione: sulle parole, sul pensiero e su quanto la speranza sappia sovvertire destini che sembrano già scritti.
Séraphine de Senlis
L'arte per abitare il mondo. Con il sesto episodio siamo a metà della serie e torniamo in Francia, al numero 1 di rue du Puits-Tiphaine a Senlis, 80 chilometri a nord di Parigi.
Lì una stanza ha custodito per anni il segreto di Séraphine: i quadri floreali che dipingeva di notte, dopo aver lavorato tutto il giorno come donna delle pulizie. Per lei dipingere non era un atto liberatorio né una necessità espressiva: era il solo modo che aveva trovato per abitare il mondo.
Fino a quando, a 42 anni, la scopre uno dei più famosi collezionisti d'arte dell'epoca.
Paul Morphy
Eletto re d'America contro la sua volontà. Il settimo episodio è dedicato a Paul Charles Morphy, uno dei più forti giocatori di scacchi mai esistiti.
Morphy non era fiero del suo folgorante successo. Nel 1882, quando gli chiesero di inserire la sua biografia in un volume dedicato agli uomini illustri della Louisiana, rispose indignato: «Mio padre, il giudice Alonzo Morphy, è stato grande. Io non ho niente a che fare con le biografie».
Eppure 24 anni prima, tornato campione dal suo viaggio in Europa, era stato osannato come una rock star. Cosa gli successe? Perché la sua carriera si fermò di colpo a 21 anni?
Annette Kellerman
I soli limiti tollerabili: quelli dell'oceano. L'ottavo episodio comincia in medias res.
La protagonista è di quelle straordinarie: Annette Kellerman ha conquistato primati nello sport, nel cinema e nelle arti circensi, in un tempo in cui cinema e sport non si vergognavano di assomigliare al circo. Ha superato molti ostacoli senza mai guardarsi indietro, puntando ogni volta a un nuovo limite da valicare. Unico a saper contenere la sua forza: l'oceano.
Una puntata da ascoltare in cuffia, per affidarsi alla voce e alle parole di Angelo come ci si affida alle onde.
Django Reinhardt
Il genio assoluto. Un uomo gravemente menomato a una mano, analfabeta al punto da non saper apporre la propria firma né leggere un pentagramma, incapace di trattenere un soldo in tasca e persino di concepire l'idea di proprietà. Crederesti mai che stiamo parlando del più grande chitarrista jazz di tutti i tempi?
Eppure è proprio così. Django Reinhardt non poteva mancare tra Gli Insuperabili. Angelo ne racconta la storia in poco più di dieci minuti, con l'aiuto della voce di Paolo Tombolesi, coordinatore dei corsi jazz del Conservatorio Licinio Refice di Frosinone.
La musica di Django, che toccò le vette più alte nella collaborazione con Stéphane Grappelli, ha folgorato artisti in ogni campo. Woody Allen gli ha dedicato un intero film, nascondendolo dietro il personaggio immaginario di Emmet Ray, che si presenta come il miglior chitarrista del mondo salvo poi ammettere, per sincerità: «Ovviamente dopo quello zingaro in Francia».
Matthias Buchinger
Ogni numero di magia ha tre parti: la promessa, la svolta e il prestigio.
Con il monologo tratto da The Prestige di Christopher Nolan si apre l'episodio che Angelo dedica a Matthias Buchinger, un piccolo, fantastico uomo del Settecento che ha trasformato la sua vita in magia.
È il viaggio più indietro nel tempo della serie e, soprattutto, una bella storia.
Simone Weil
Tra le maggiori pensatrici del Novecento. Ad Ashford, nel 1943, si chiude a soli 34 anni la parabola di Simone Weil. Una vita spesa a guardare la realtà dritta negli occhi, senza protezioni, alla ricerca dell'essenza sacra di ogni essere umano come ultimo e invincibile baluardo contro la violenza, che lei chiamava «forza».
Segnata fin dai cinque anni dal rapporto costante con la malattia, Simone è un'insuperabile che ha provato in ogni modo a scalare il muro della verità. Ebrea di Francia, cresciuta negli anni della crisi delle democrazie e dell'ascesa del nazismo, sceglie di sperimentare senza filtri le esperienze più dure: tra gli operai di una fabbrica taylorista, i miliziani della guerra civile spagnola, i profughi di un campo del Nord Africa, gli indigenti dei quartieri afroamericani di New York.
Scoperta tardi e post mortem, grazie ad Albert Camus in Francia e ad Adriano Olivetti e Roberto Calasso in Italia, la sua filosofia ritrova e rigenera parole dimenticate: attenzione, amore, cura, sventura, tragedia.
Alex Zanardi
L'ultima puntata, dedicata a chi ha ispirato la serie. Alex Zanardi, al quale abbiamo rubato l'aforisma diventato il claim de Gli Insuperabili, è un'eccezione assoluta: dove gli altri protagonisti sono spesso persone dimenticate, lui è un simbolo internazionale.
Incarna la forza, la resilienza, l'ottimismo, la gioia di vivere. È l'italiano che tutti vorremmo essere.
È lui che ci ha ispirato l'idea de Gli Insuperabili, decisa pochi giorni dopo l'ultimo terribile incidente che ci ha tenuto per mesi col fiato sospeso. È con grato entusiasmo che gli dedichiamo l'episodio che chiude la serie.
Fabrizio Gentile
Ti avevamo detto che Gli Insuperabili si concludeva con l'episodio dedicato ad Alex Zanardi. E invece Angelo ci ha regalato una traccia nascosta, come quelle che a sorpresa comparivano in fondo alle musicassette e ai cd, quando l'album lo avevi già ascoltato mille volte.
In un anno la serie ci ha fatto attraversare secoli e continenti per scovare persone eccezionali, grandi malgrado, o forse proprio grazie, le loro sventure. Poi però siamo tornati nel nostro mondo di tutti i giorni, in apparenza anonimo e senza eroi.
Ma anche qui, se guardiamo bene, ci sono persone straordinarie che compiono grandi imprese facendo cose solo in apparenza piccole: prendere l'autobus da soli, trovare un lavoro malgrado i propri limiti e diventare, per centinaia di persone, un punto di riferimento concreto. Storia di Fabrizio Gentile.