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Disabilità - La storia delle Paralimpiadi in un film


Un progetto che racconta con il linguaggio delle immagini la storia del movimento paralimpico italiano a pochi giorni dall′inizio della quindicesima edizione delle Paralimpiadi di Rio il prossimo 7 settembre: si tratta di Memoria paralimpica – Nascita e sviluppo dello sport per disabili in Italia, presentato il 1° settembre a Roma presso la sede dell′Inail. Il progetto, curato da Redattore Sociale, si articola in un film-documentario dal titolo "E poi vincemmo l’oro" (in basso il link al trailer), un archivio-web e una mostra fotografica nella quale dodici pannelli ricostruiscono il movimento paralimpico italiano dalla nascita ad Ostia fino ai giorni nostri.

Nel docu-film - che Rai2 trasmetterà domenica 4 settembre alle 16.45 - si racconta di come, nel 1960, Antonio Maglio, direttore del Centro Paraplegici Inail di Ostia, diede forma all′idea dei Giochi Paralimpici. Con gli strumenti della comunicazione che gli sono propri, Redattore Sociale, in collaborazione con Zoofactory film production e la web agency Kapusons, ha messo insieme 25 interviste fatte ad atleti di ieri e di oggi - da Aroldo Ruschioni ad Alessandro Zanardi, da Robert Marson (nella foto in alto a Tokyo 1964) a Martina Caironi (vincitrice dell′Oro nella foto in basso) - e oltre 900 foto d′epoca per ripercorrere la storia di una rivoluzione culturale che ha contribuito a cambiare l′approccio alla disabilità nel vivere quotidiano e le possibilità dell′integrazione. Arrivati molto giovani al Centro Paraplegici di Ostia, i primi atleti paralimpici italiani, oggi 70-80enni, hanno iniziato a dedicarsi allo sport, divenendo i pionieri del futuro movimento paralimpico. Oggi di diffondere la pratica dell′attività sportiva tra le persone con disabilità se ne occupa il Comitato Italiano Paralimpico (Cip), anche attraverso le Federazioni e i Comitati territoriali.

"Questo film – ha affermato Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico – racconta la più grande trasformazione dello sport italiano: eravamo un piccolo ghetto, una ‘riserva degli indiani’ nel grande microcosmo del Coni. Oggi siamo ente di diritto pubblico, abbiamo cioè elevato a interesse del Paese e della comunità qualcosa che prima era confinato a noi atleti paralimpici. Ma il docu-film è importante non solo perché racconta quello che è successo, ma perché racconta perché noi siamo forti. Vi si racconta la forza del nostro movimento, che non è nei risultati che abbiamo ottenuto. Esso racconta quel legame che ci unisce tutti quanti: ci abbiamo messo un pezzo di cuore, che ci contraddistingue. La nostra è una famiglia: il comitato paralimpico è una famiglia e ciò che lega tutta la famiglia è la sofferenza attraverso cui ciascuno di noi è passato. E non abbiamo mai dimenticato, come atleti, che quello che stavamo facendo e quello che facciamo tuttora non è solo per noi, ma era ed è anche per coloro che sono in ospedale, per quanti hanno appena avuto un incidente, perché come era successo a noi anche loro potessero trovare forza e nuovo slancio".

Fonte: Redattore Sociale

Link
Trailer "E poi vincemmo l′oro"

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